Due parole sul krokodil

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Immagine casuale di un coccodrillo o parte di esso, obbligatoria.

Una decina di giorni fa è uscito sul Corriere un bel reportage sulla situazione dello spaccio in zona Rogoredo a Milano, a firma di Gianni Santucci. Si intitola “Le notti a caccia del krokodil”.

Ah, krokodil.

La nuova droga russa già documentata da altri due famosi reportage di qualche anno fa, quello di Vice e quello de Le iene. Una sostanza così devastante da  distruggere letteralmente i corpi dei consumatori, partendo dall’apparizione di piaghe annerite nel punto di iniezione fino a mandare in cancrena gli arti di chi ne fa uso. Una droga dei poveri che nasce nel peggiore disagio post sovietico, sintetizzata malamente in appartamenti fatiscenti a partire da benzina e pastiglie per la tosse, sui fornelli luridi di cucine infestate dagli scarafaggi. La terrificante sostanza che ci permette di avere server su server stracolmi di immagini di gente che sfoggia vari gradi di orribili piaghe annerite, dalla carne distrutta alle ossa  esposte. Trés bohémien.

Fatevi pure un giro su Google Immagini, ci rivediamo non appena ne avrete abbastanza. Sì, basta cercare “krokodil”.
Fatto? Ottimo.

Desomorfina, cancrene ed altre creature fantastiche

Trovo però che l’informazione al riguardo sia un discreto casino. Innanzitutto, quasi ogni fonte si trovi su Internet dirà che il nome chimico del krokodil è “desomorfina”. Non è così. La desomorfina è, in effetti, la sostanza ricercata dai consumatori per l’effetto stupefacente e si può sintetizzare in casa partendo da pastiglie per la tosse a base di codeina. E’ una sostanza inventata nel 1932, tre volte più tossica dell’eroina ma anche dieci volte più potente.

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Questa immagine serve più che altro a farlo sembrare ancora un blog di chimica. (Katselou et al., 2014)

Il nome “krokodil”, invece, si riferisce al miscuglio orribile che si ottiene tramite la sintesi ai fornelli. È una soluzione decisamente acida che contiene residui di benzina, fosforo, iodio, metalli pesanti, altri farmaci presenti nelle pastiglie da cui viene estratta la codeina ed una serie imprecisata di altre impurezze di sintesi. Oltre, forse, a un po’ di desomorfina (fra il 75% e le tracce, per la precisione). Ah sì, e ci aggiungono anche un collirio a base di tropicamide, una molecola che se viene iniettata dà effetti allucinogeni. Per non farsi mancare niente.

Iniettarsi dell’acido tossico non è una grande idea: infatti sono proprio l’acido e le impurezze a causare le famigerate cancrene, non la desomorfina. Che, intendiamoci, è comunque una droga molto pesante e causa di forte dipendenza, ma non causa piaghe necrotiche, né i sintomi neurologici che i consumatori sperimentano e che si possono vedere nei video reportage (mio dio, come puoi pensare di iniettarti quella roba in vena?).

Ciò che sta dietro alle leggende

All’inizio, inoltre, la stampa aveva associato al krokodil l’insorgere di sintomi psicotici, riportando come la droga potesse aumentare l’aggressività del consumatore sino a spingerlo ad episodi di cannibalismo, tanto che all’inizio negli USA era chiamato “droga cannibale”. Detesto deludere gli appassionati di zombie movies, ma non è così: si trattava probabilmente dell’effetto di qualche “cugino” dell’MDMA, forse i cosiddetti “bath salts” (tranquilli, che parlerò anche di questi). Verosimilmente gli stessi che appaiono nel video che il Corriere ha messo in mezzo all’articolo attribuendoli al krokodil, peraltro rubandolo ad un canale che si chiama “Casados Segredos”. Giuro.

Il krokodil è sicuramente una droga appetitosa per i media: è raccapricciante e spaventosa negli effetti, causa una dipendenza fortissima e, soprattutto, il suo uso risulta totalmente incomprensibile al lettore: come è possibile che qualcuno sia tanto stupido da autodistruggersi (letteralmente) iniettandosi questa robaccia?

La risposta non è chiaramente semplice da dare, ma credo che un ruolo fondamentale ce l’abbia il contesto storico-sociale. A differenza dell’eroina, il krokodil è una sostanza molto economica. Ha cominciato verosimilmente a diffondersi intorno al 2009, ma la tradizione del “cucinare” in casa le droghe iniettabili era già diffusa durante il periodo sovietico, in cui si preparava eroina partendo dai papaveri da oppio che arrivavano dall’Afghanistan attraverso il Kazakistan.

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Adattata da “Lacrime di krokodil-o”, Capper e Severs, 2011

Questa rotta è stata chiusa da pesanti azioni repressive intorno al 2008, momento dal quale l’eroina è diventata una droga da ricchi e la produzione ed il consumo di krokodil hanno visto una impennata in Russia ed in Ucraina.

Ok, più di recente in Ucraina ci sono probabilmente stati anche altri buoni motivi, per fuggire dalla realtà.

Il consumo si verifica soprattutto nelle regioni più povere, in cui il tasso di disoccupazione altissimo, la povertà dilagante e in generale lo squallore assoluto portano molte persone a scegliere di andare incontro ad una autodistruzione praticamente certa, pur di fuggire dalla realtà nel poco tempo che resta loro. E’ un consumo che può fiorire solo in situazioni in cui un futuro non riesce nemmeno ad essere immaginato: i consumatori di krokodil hanno un’aspettativa di vita di circa un anno.

Concludendo

Personalmente credo proprio che il krokodil non diventerà dilagante in Italia. E’ figlio di una realtà “molto russa”, per così dire. Ma detto questo, credo anche che la nuova esplosione del consumo nostrano di oppiacei sia un segnale che non può essere ignorato.

E’ importante a questo punto riassumere un concetto già espresso, e cioè che la desomorfina è il principio attivo, mentre il Krokodil è il mischione orrendo. E’ un concetto valido per le droghe come per i farmaci (“aspirina”: medicinale, “acido acetilsalicilico”: principio attivo) e non è una distinzione banale. Perché gli effetti agghiaccianti del krokodil non sono dovuti alla desomorfina, ma alle schifezze che i consumatori si iniettano assieme ad essa.

Se i tossicodipendenti che ne fanno uso avessero accesso a delle sostanze meno devastanti e di purezza accettabile, insomma, non andrebbero incontro alle conseguenze terrificanti che si vedono nelle foto. Ma la Russia è uno Stato dalle politiche repressive durissime in cui i tossicodipendenti sono considerati dei criminali e le terapie sostitutive non sono contemplate.

Il problema è certamente complesso, e dare soluzioni semplici non può aiutare. Di certo la repressione, sinora, non ha aiutato queste persone.


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Qualche altra fonte – in inglese, tutte open access (ma tanto lo so che non le legge nessuno):

Grunda J-P C, Latypovc A, Harrisd M, Breaking worse: The emergence of krokodil and excessive injuries among people who inject drugs in Eurasia, International Journal of Drug Policy 24 (2013) 265–274

Katselou M, Papoutsis I, Nikolaou P, Spiliopoulou C, Athanaselis S, A “Krokodil” emerges from the murky waters of addiction. Abuse trends of an old drug, Life Sciences 102 (2014) 81–87.

Amorim Alvesa E, Grundd J-P C, Afonso CM, Duarte Pereira Netto A, Carvalho F, Dinis-Oliveira RJ, The harmful chemistry behind krokodil (desomorphine) synthesis and mechanisms of toxicity, Forensic Science International 249 (2015) 207–213.