La chimica dell’amore

 

E così le amiche di Amori 4.0 mi hanno chiesto di imbrattare il loro blog con un breve pezzo sulla biochimica che sta dietro all’insieme di sensazioni che il popolaccio chiama “amore”.

Pessima idea.

E siccome parliamo di “amore”, cioè di un concetto effimero, soave, descritto da secoli di letteratura di altissimo livello eppure mai pienamente definito, anzi la cui definizione si potrebbe paradossalmente dire indefinita, collettivamente generata in maniera pan-umana e transculturale,

cosa cavolo ho scritto?

sarebbe decisamente un peccato se qualcuno distruggesse tutto descrivendo questo “amore” come un processo neurochimico attraverso cui due esseri umani giungono all’accoppiamento.

Non vedo l’ora.

Prima viene la bestia

E così, capita. Due individui, che per semplicità descriveremo di sesso maschile e femminile ma qualsiasi altra combinazione andrebbe bene

con ‘ste psicologhe bisogna sempre fare attenzione

si incontrano e… si attraggono. Per qualche misteriosa ragione, l’ipotalamo decide che il corpo ha bisogno di più ormoni: allora fa partire una lunga quanto noiosa da descrivere cascata ormonale. Questa provoca un aumento degli ormoni in questione: testosterone per i maschi ed estrogeni per le femmine.

Che causano… desiderio sessuale.
Ebbene sì: il primo step dell’ “amore” è quello del desiderio. Stacce.

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Lui è il colesterolo. Ti fa paura, eh? L’organismo lo usa come base per la biosintesi di testosterone ed estrogeni. Non fa più così paura, eeeeh?

Già in questa fase, tra l’altro, si può assistere ad una diminuzione dell’attività delle aree cerebrali che regolano il pensiero critico, la coscienza di sé ed il comportamento razionale.
Tutto bene, non farai nulla di imbarazzante in questa fase.

E i famosi feromoni? Beh, la nostra specie si affida fortemente al senso della vista, sia nella vita in genere, sia nel trovare potenziali partner. La maggior parte degli animali, però, si affida ad una serie di messaggeri chimici per la comunicazione riproduttiva: questi messaggeri sono i famosi feromoni (o “ferormoni”… anche io sono impazzito a lungo per capire se ci fosse una grafìa corretta), che in realtà sono definiti più o meno come ormoni che influenzano il comportamento di altri organismi rispetto a quello da cui vengono prodotti. Fra queste influenze c’è, ovviamente, la disponibilità all’accoppiamento. L’esistenza stessa dei ferormoni (uso entrambe le grafìe così vi incasino) e dell’organo preposto a percepirli presso gli esseri umani è dibattuta,

ma proprio una roba tipo “non li ho trovati, ti dico!”
“No, sei tu che non sei buono a capire quando un feto morto ce l’ha!”,
cose così. Incredibile.

quindi devo deludervi e non parlarne per nulla. Mi spiace, però posso consolarvi dicendo che i feromoni appartengono ad una classe di composti con un nome fighissimo: i semiochimici.

Poi, le frecce avvelenate di Cupido

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Cupido – che se ti innamori a Papua Occidentale ti appare così.

Poco fa abbiamo lasciato i nostri due simili in un bagno di ormoni steroidei, che verosimilmente avranno fatto il loro lavoro di aumento del desiderio e portato a logiche conseguenze. Nel frattempo i due avranno pure fatto in tempo a rivestirsi, ma siccome parliamo di amore non finisce tutto qui.
Dopo il desiderio, avremo quindi il secondo step, quello dell’attrazione. Ora i livelli di una sostanza presenti nel sangue si innalzano: questa è la β-feniletilammina (PEA), che si rinviene in quantità scarse nel sangue di chi è affetto da ADHD  (disturbo dell’attenzione) ed allo stato puro è una sostanza corrosiva.

Per dire.

E’  questo il veleno di Cupido. Normalmente, la PEA agisce da regolatore dell’umore e dello stress, ed aiuta nella concentrazione. Ha però fama di tipica “molecola dell’innamoramento”, e con delle buone ragioni: ha infatti anche l’effetto di attivare l’aumento di altre due sostanze in circolo, la noradrenalina e la dopamina. La prima è un eccitante, e causa il sentimento di agitazione, con il seguito di manifestazioni come mani sudaticce e alte amenità. La seconda è una notissima molecola che, per dirla in brevissimo, attiva il circuito cerebrale della ricompensa e fa dire “ancora”: insomma, in questa fase l’amat*

dio quanto li odio, ‘sti asterischi. Và che mi fanno fare…

causa dipendenza ed agitazione.

Ah, e pare pure che in questa fase si verifichi una diminuzione dei livelli sanguigni di serotonina, una molecola coinvolta nell’appetito e nel sonno.
Chi altri ne ha livelli molto bassi? Ma chi è affetto da disturbo ossessivo-compulsivo, che domande.

No, ma è tutto molto bello.

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Però è illustrato in maniera spettacolare da Compound Interest.

Il colpo di grazia

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Cosa è successo a questo blog?

Dopo un periodo di tempo più lungo, il danno viene concluso dal rilascio di ossitocina e vasopressina. Si entra così nell’ultima fase, quella terminale in cui il paziente può dichiararsi perduto, dell’attaccamento. In realtà, proprio per effetto di questi ormoni la relazione in questa fase tende a diventare più “amicale”: la fase di attaccamento si osserva anche in rapporti di amicizia, nel legame figlio-genitore e in altre relazioni intime ma prive di desiderio ed attrazione.
La concentrazione nel sangue di ossitocina, detta anche “ormone delle coccole”,

e che dopo la “molecola dell’innamoramento” fa sparire ogni resto di rigore da queste pagine,

sale alle stelle poco prima del parto, dando anzi inizio al processo, e resta a livelli elevati anche durante l’allattamento, perché tra le sue funzioni ha quella di stimolare le ghiandole mammarie a produrre il latte materno. Le sensazioni di benessere legate all’innamoramento sono rafforzate dall’ossitocina in una sorta di feedback positivo, rafforzando la sensazione di legame verso le persone amate in genere.

Ah, e la vasopressina è anche nota come ormone antidiuretico. Se amate qualcuno, insomma, dovreste andare in bagno un po’ meno spesso. Non so, magari aiuta.

Tutto molto bello

però anche no. E’ un bell’elenco di sostanze amorose; sembrerebbe che basti assumere queste sostanze regolarmente per vivere un’esistenza di amore e serenità. Purtroppo non funziona così, perché gli ormoni e i neurotrasmetittori che ho citato in questa carrellata non sono necessariamente associati al sentimento tutto sommato positivo

ecco, l’ho scritto

dell’amore. Oltre alle circostanze che ho già descritto, la dopamina ha un ruolo fondamentale anche in condizioni di dipendenza da cibi o droghe d’abuso: queste ultime, in particolare, scombinano il sistema di regolazione della produzione di dopamina, causando la sensazione di insoddisfazione perenne tipica dei tossicodipendenti gravi (però è un argomento lungo e complesso, che qui posso solo accennare). La sensazione di attaccamento dovuta all’ossitocina sembra possa condurre a difendere i membri del proprio gruppo sino a condurre al pregiudizio, o addirittura alle guerre.

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…ma guerre un po’ come questa di Banksy

Insomma, nonostante una discreta conoscenza dei meccanismi neurochimici che stanno dietro le quinte del fenomeno che chiamiamo “amore”, sembra che questi non possano ancora essere hackerati a piacimento per via farmacologica, e l’amore sia ancora frutto essenzialmente delle nostre scelte, grandi o piccole che siano.

Tsk.

Ma un giorno…


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Ci sono davvero moltissime fonti al riguardo, non sempre concordi, oltre agli articoli linkati; in particolare segnalo questo articolo dell’università di Harvard di cui il mio in alcune parti è quasi una traduzione (e lo scrivo così, senza vergogna).

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