Le meraviglie del maka

(Colonna sonora obbligatoria:)

La trap, ormai ben stabilitasi in Italia, è probabimente il genere musicale che farà da marchio generazionale per gli adolescenti di oggi

mi spiace ragazzi, è fatta

(il che, mettendo in conto che noi ci siamo beccati gli 883 e Gigi D’Ag non è poi così male).

Sì, vale anche per i dissociati che si sono sfondati di black metal e rap.

Come è lecito aspettarsi da un genere musicale nato tra gli appartamenti abbandonati dove si sintetizza e si spaccia droga, l’uso di stupefacenti è un motivo costante nei testi delle canzoni trap, come pure aleggia continuamente nell’immagine di sé che danno i trapper. La cosa interessante è che fra le icone della trap italiana è entrato di prepotenza

perlopiù in maniera finemente sottintesa, come nella “Sciroppo” che spero stiate ascoltando

il purple drank, un beverone fatto con ghiaccio, Sprite e sciroppo per la tosse che contiene codeina; il risultato è il “succo rosa”, onnipresente nei testi di Sfera Ebbasta, Capo Plaza, Drefgold e colleghi. Agevolo:

https://www.instagram.com/p/BnORTRynpa9/?tagged=makatussin

Ok, bisogna ammettere che esteticamente è piuttosto figo.

Parentesi storica

Se, come è normale, non ve ne frega niente delle varie formulazioni del purple drank fra gli hippoppari degli anni ’90 a Houston, saltate pure al prossimo paragrafo.

Definire chimicamente il contenuto del purple drank è complicato dal fatto che le sostanza contenute variano a seconda degli sciroppi usati. L’uso della miscela origina nelle comunità hip-hop di Houston dei primi anni ’90, agli albori della trap: lo sciroppo utilizzato per il purple drank (o “lean”, o “sizzurp” – pronunciato più o meno “sìzarp”, nello slang statunitense) conteneva, oltre alla codeina, un altro principio attivo, la prometazina.

La prometazina è un antistaminico, ma in più è un forte sedativo ed è pure moderatamente antipsicotico…  in alte dosi (e indovina un po’ a che dosi si mette lo sciroppo, nel lean?), però, oltre ai forti effetti sedativi dà anche delle sgradevoli allucinazioni: stando agli utilizzatori, si vedono ombre agli angoli del campo visivo, si cominciano a sentire voci che sussurrano il proprio nome… roba brutta.

Un’altra formulazione piuttosto diffusa usa uno sciroppo che non contiene prometazina né codeina, ma il destrometorfano. Questo invece dà effetti dissociativi – in pratica, distorsioni di immagini e suoni, oltre ad un senso di leggerezza e di distacco dalla realtà.

Ah, il lean “tradizionale” viene preparato in un bicchiere di polistirene, con ghiaccio e aggiunta di alcune caramelle dure allo zucchero che, unite alla Mountain Dew (un analogo della nostra Sprite, via) danno una “botta” di dolce ad ogni sorso.
Oh, le tradizioni sono tradizioni.

Il maka

In realtà, il lean che si beveva nel Texas di venticinque anni fa c’entra fino ad un certo punto col “maka” continuamente nominato dai trapper italiani contemporanei, checché ne dicano gli hashtag di Instagram. Siccome la droga di strada viene preparata un po’ con quello che si ha a disposizione, dalle nostre parti la componente attiva dell’amabile bibitone rosa è data da un altro sciroppo, il Makatussin Comp.

Sciroppo
Che ha questa faccia qui
Ed ecco spiegato il nome “maka”, direi.

Il Makatussin Comp. contiene una buona quantità di codeina, oltre ad un altro principio attivo, la difenidramina. “Parente” della prometazina che si trova negli sciroppi statunitensi, il principale effetto collaterale grave dell’abuso di difenidramina nel breve termine sono le difficoltà respiratorie. E questo è un problema.

La codeina

Perché le difficoltà respiratorie sono il marchio di fabbrica degli effetti collaterali della codeina; il che è piuttosto logico, visto si tratta di una molecola che blocca la tosse a livello del midollo allungato, la parte del cervello che controlla sciocchezzuole involontarie come il battito cardiaco e, appunto, la respirazione.

La codeina viene utilizzata come antidolorifico e, soprattutto, come antitussivo (il Makatussin viene venduto come sciroppo per la tosse) dall’estrema efficacia per la tosse secca cronica.

E  ci credo, ferma il riflesso della tosse direttamente nel cervello

Ma anche “stica” della tosse, se uno si beve il maka. Già, perché si assume la codeina?
È piuttosto semplice capirlo dando un’occhiata all’aspetto della molecola:

Oppiacei
Và come son professionale ad usare MarvinSketch, và

La codeina è, come tutti gli oppioidi, praticamente identica alla morfina, una parente decisamente famosa. L’unica differenza è quel “CH3-O-” rispetto all'”HO-” della morfina.

Tecnicamente sono un gruppo metossi ed un ossidrile, ma anche “sticazzi”

Non è una gran differenza, no? Ed infatti non lo è neanche per l’organismo che, una volta che la codeina è entrata in circolo, ne trasforma una parte in morfina. L’entità di questa “parte” varia: di solito è intorno al 10%, ma qui entra prepotentemente in gioco la variabilità individuale. Alcuni individui hanno un metabolismo particolarmente attivo nel trasformare la codeina in morfina,

E’ una trasformazione a carico del CYP2D6, ed alcuni individui sono “metabolizzatori ultrarapidi” tramite il 2D6. Qua lo “sticazzi” esplode ed illumina l’avvenire, proprio.

il che li mette particolarmente a rischio di intossicazione acuta da morfina (vedi sopra alla voce “difficoltà respiratorie”… moltiplicato per dieci), oppure ne aumenta le chances di diventare dipendenti dalla codeina.

Perché il problema principale, probabilmente, è questo. Come accennavo sopra, la codeina è un oppioide naturale, ed in tossicologia “oppioide” è (scientificamente parlando) sinonimo di “causa una dipendenza della madonna“. Dipendenza fisica, fra le più ostiche da risolvere… “eroina” dovrebbe rendere l’idea (magari una volta ne parliamo, anche perché l’eroina ha un meccanismo d’azione davvero interessante).

Comunque, mettendo un attimo da parte i possibili problemi, l’assunzione di dosi massicce di codeina provoca (come è intuibile) effetti simili a quelli della morfina: sedazione immediata che si traduce in senso di rilassatezza e di mente sgombra ed euforia, che aiuta a rafforzare l’insorgere della dipendenza. Gli effetti sono comunque abbastanza moderati, specie se rapportati alla pericolosità della sostanza.

Un caso di cronaca

Il mio interessamento per la trap (mentre scrivo questa riga sto ascoltando “Tran tran” di Sfera Ebbasta… tò, ve la metto)

ha fatto il giro opposto: non mi sono interessato al maka ascoltando la trap, ma ho iniziato ad ascoltarla dopo aver scoperto che ‘sta cosa degli sciroppi alla codeina ha fatto capolino anche in Italia, sull’onda del lifestyle mostrato dai trapper nostrani.

https://www.instagram.com/p/BjnSAOFA7_m/?taken-by=drefgold

Però è una cosa cui Dref allude sempre in maniera sottile, va detto.

Non si tratta di una novità assoluta: già a fine 2015 Dolcevita ne parlava, riprendendo un articolo de Il Giorno in cui veniva raccontato come, sfruttando il fatto che il Makatussin in Svizzera viene venduto senza ricetta medica, i ragazzi del Nord Italia (e Lombardia in particolare) avessero preso a fare dei “pellegrinaggi” verso le farmacie svizzere per procurarsi il maka. La cosa viene raccontata in un reportage della RSI di marzo 2016,

con dei contenuti interessanti ma che trovo pervaso di un moralismo difficile da sopportare, ve lo dico

che però si colloca già in un momento in cui l’allerta era stata lanciata e le farmacie avevano già smesso di vendere il Makatussin Comp. ai minorenni.

Qualche considerazione

Questa la situazione sino a due anni fa; ed oggi? Non ne ho idea. Spentosi il fiorire di articoli a seguito dell’articolo de Il Giorno la notizia non venne seguito dai giornali (ma posso sbagliare), però è difficile che la moda si sia spenta… anche perché la codeina dà una discreta dipendenza, come scrivevo sopra. Verso la fine di quel periodo ci fu un articolo piuttosto polemico di Noisey che accennava al fatto che i “pellegrinaggi” si fossero spostati verso la Francia, il che è totalmente probabile.

Ad oggi il Makatussin Comp. è sparito dall’elenco dei prodotti della farmaceutica Gebro Pharma, che lo produce e rivende, ma dubito sia sparito anche dalle farmacie. Comprendo il tono polemico di Noisey.  La circolare citata nel reportage dice testualmente:

Visto quanto precede, raccomando a tutti i farmacisti del Cantone di essere molto restrittivi nel dare seguito alle richieste di Makatussin sciroppo da parte di adolescenti che potrebbero rientrare nel contesto descritto.

Erhm… che significa, esattamente? Che un adolescente che non rientra nel “contesto descritto” può acquistare tranquillamente il Makatussin a casse? E chi lo decide se un adolescente rientra nel “contesto descritto”? In base a cosa?

Mah.

Personalmente trovo il maka una droga… veramente del cacchio. Ma proprio come rapporto costi/benefici, dico: a conti fatti, si tratta di un qualcosa che dà effetti molto moderati, a fronte di rischi pazzeschi, sia in termini di intossicazione acuta, sia di dipendenza fisica. A quel punto, voglio dire…

Ho provato anch’io la codeina, fa più una canna

Lo dice un trapper eh, non un chimico

Quanto è ignorante, ‘sto video? Fantastico.

La ciliegina sulla torta

Uh già, dimenticavo: ho parlato degli effetti da intossicazione acuta, ma non di quelli da utilizzo cronico – che sono piuttosto rilevanti, visto che iniziano a manifestarsi già dopo un mese di utilizzo. A parte cose come l’aumentato rischio di morte in generale (che vabbè, detta così non fa molto effetto), l’uso degli sciroppi a base di codeina intacca l’integrità della materia bianca del cervello a livello microstrutturale, il che porta a comportamenti impulsivi accentuati

adolescenti più impulsivi… sembra esattamente ciò di cui avevamo bisogno.

Infine… tutti gli oppiodi portano alla stipsi. E quando si smette, beh… è meglio tenersi l’agenda vuota per un paio di giorni, fra, perché l’organismo ci metterà un po’ ad abituarsi e, come dire… quei due giorni li passerai seduto sul cesso.

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19/01 Sciroppo ft. @sferaebbasta 🍼

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Ci avevate pensato, voi due? No che non ci avevate pensato.

E se l’universo volesse proprio trollarti, mentre sarai lì sopra ti piglierà pure un attacco di tosse.


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Cannabis: D&R

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Se c’è una cosa che non manca, sull’Internet, sono le immagini a tema “ganja”.

Qualche tempo fa ho chiesto sulla pagina Facebook quali fossero gli aspetti del consumo di Tetraidrocannabinolo (anche detto “THC” o “(-),- trans-Δ9-Tetraidrocannabinolo” o “Franco”) che risultassero più interessanti a chi mi legge.
Ecco che ne è uscito.

Un casino, ovviamente.
Mannaggiavvoi.

Ah, un’avvertenza: ho trasformato “consumo di THC” in “consumo di cannabis”. Questo perché nell’erba e nei suoi derivati sono presenti un’ottantina di cannabinoidi vegetali, e a mia conoscenza sono molto pochi quelli che assumono THC puro, mentre sono in molti quelli che si fanno le canne.

“Pochi”, “molti”. Vedi come inserisco l’aspetto quantitativo in maniera elegante, comprensibile e rigorosa?

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Tecnicamente, con l’alcol ti sbronzi (è proprio un termine IUPAC).
Più volgarmente, è un “depressivo del sistema nervoso centrale”. Agisce a livello dei recettori che si trovano nelle sinapsi neuronali, stimolando una trasmissione del segnale inibitoria o, per così dire “calmante” (tecnicamente è quella GABAergica, vabbè), mentre inibisce quella stimolante (o glutamatergica). Nel frattempo aumenta i livelli di endorfine e di serotonina, inibendo da un lato il dolore e dall’altro dando sensazioni di eccitazione ed euforia. Non fare finta di non sapere di cosa parlo.

Trovo il THC molto più interessante perché, a differenza dell’alcol, non agisce in maniera aspecifica, su “quello che trova là”: i neuroni fanno un lavoro diverso, nella vita, dal rispondere agli stimoli dell’alcol,

il che probabilmente è un peccato,

ma il THC è una molecola molto più interessante.

THC
…com’è che non avevo ancora messo una formula di struttura?

Non agisce, infatti, a casaccio nell’organismo. L’etanolo viene assimilato, va in giro, trova più o meno casualmente nei neuroni della roba su cui può interagire e alla fine lo fa.
Il THC è molto più signorile: agisce su un sistema scoperto di recente, che serve a modulare l’intensità di risposta del sistema nervoso e del sistema immunitario: il sistema endocannabinoide. Magari ne parlerò più avanti in maggior dettaglio (però con moderazione che è il mio oggetto di studio ed è un attimo che mi parte il wall of text).

Detta in brevissimo (e nella solita maniera pressapochista), comunque, il sistema endocannabinoide serve a regolare l’intensità della risposta del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario. Ecco spiegati gli effetti del THC. “Regola l’intensità della risposta”, però, non vuol dire un cavolo: in pratica, significa che agisce su una miriade di processi fisiologici, ad esempio appetito, senso di benessere generale, ansia e stress, dolore, capacità di coordinazione nei movimenti. Considera inoltra che l’intensità di ognuno di questi effetti (e di molti altri) effetti è dose-dipendente, dipende cioè da quanto principio attivo hai assunto. Questo, unito alla risposta individuale ai farmaci, spero dia una idea della variabilità dell’esperienza.


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La cosa più affascinante, secondo me, dell’uso terapeutico è che è davvero molto molto antico, più di quello stupefacente: il primo indizio scritto di ciò si ha in un papiro di circa 3700 anni fa, in cui si parla dello “shemshet”, che verosimilmente è proprio la cannabis.

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“Shemshet” (Russo, 2007)

Insomma, sembra che già gli antichi Egizi la prescrivessero per disturbi a unghie, occhi ed utero, per eliminare vermi parassiti e per calmare i dolori mestruali.

Oh, secondo me li fa ancora passare.

Ad oggi, la cannabis e i farmaci derivati dai suoi principi attivi sono utilizzati per trattare tutta una serie di condizioni, molto ben elencate e gerarchizzate dalla voce di Wikipedia Italia, che non sto qui a riportare.

Accenno invece rapidamente ad un’altra cosa: man mano che si scoprono le funzioni che il sistema endocannabinoide regola, si scopre che sono veramente tantissime.

Fra queste:

  • Funzioni cognitive, memoria, coordinazioni, funzioni motore, percezione del dolore, appetito, nausea
  • Metabolismo del glucosio (-> diabete)
  • Pressione intraoculare
  • Effetti cardiovascolari
  • Effetti riproduttivi
  • Metabolismo osseo
  • Crescita e diffusione delle cellule di alcuni tumori

Questo (e l’elenco è largamente incompleto), a livello di sviluppo di farmaci, è un insieme di funzioni sia incredibilmente interessante sia incredibilmente difficile da gestire: se un solo sistema fisiologico può avere un effetto su tutte queste funzioni, basta probabilmente sviluppare dei farmaci specifici per questo sistema per agire su una gamma vastissima di condizioni. D’altro canto, per agire precisamente su una di queste situazioni, occorrono essere in grado di regolare l’attività di queste sostanze in maniera estremamente fine.

Il modo migliore per ottenere farmaci del genere? Fare ricerca.

Ah, e sull’uso culinario… l’Internet è la tua prateria 😀


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Mavvà, questi vogliono solo la droga.

E io faccio sempre casino.

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Sai che ci sono davvero pochissime conclusioni certe al riguardo?
E’ paradossale, ma siccome la sostanza è illegale, fare ricerca su di essa è molto difficile.

Una review (analisi dello stato dell’arte della letteratura scientifica) del 2016 ha trovato che l’uso cronico durante l’adolescenza era correlato a lungo termine ad un QI più basso e a difetti cognitivi cronici… ma non è stata in grado di stabilire che correlazione fosse. E’ vero che il cervello durante quell’età è ancora in sviluppo, ma lo studio non ha saputo dire se fosse “fumi un sacco di canne, quindi diventi più stupido” oppure “sei più stupido, quindi fumi un sacco di canne”.

Che è il modo scientifico di dirlo. Controlla.

Per il resto, so dirti che, sempre parlando di conseguenze a lungo termine, stando ad un test fatto sui batteri il THC non è cancerogeno, ma il fumo di cannabis (come tutti i fumi, azzarderei) lo è. Anche qui, però, purtroppo i dati certi (che cancro sviluppa? Di quanto aumenta la probabilità di base?) non li abbiamo; persino per il cancro al polmone, due studi diversi sono giunti a conclusioni opposte.

Se leggi in inglese e vuoi approfondire, la voce di Wikipedia al riguardo è molto completa.


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Mah, sul metabolismo muscolare non ho trovato nulla, di certo però la cannabis peggiora le performance sportive se assunta prima della pratica… ciò nonostante, se viene trovato del THC nel sangue, si viene squalificati dalle competizioni. Il motivo potrebbe essere legato ad una grande evidenza aneddotica circa il fatto che la cannabis aiuta le prsrtazioni non in fase di gara, ma durante l’allenamento, perché aiuterebbe nel recupero. Non ho trovato dati “duri” al riguardo.

A mia conoscenza, la cannabis non influenza l’assimilazione degli alimenti, però agendo sui recettori CB1 stimola l’appetito… la famosa “fame chimica”, ecco. Uno studio, però, ha raggiunto conclusioni interessanti: il consumo di cannabis (indipendentemente dalla dose) porta ad una diminuzione del 16% dell’insulina circolante a digiuno e ha “correlazioni significative” con “un girovita più snello”.

Sulla memoria vedi sopra, ma non solo: certamente il THC ha un importante effetto sulla memoria, ma a breve termine… in tutti i sensi – vale a dire che certamente influisce negativamente su memoria e funzioni cognitive (in maniera dose-dipendente) durante l’effetto, ma a medio-lungo termine vale la carenza di conclusioni certe di cui dicevo prima.


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Allora, uno studio ha mostrato che la dipendenza può essere fisica (cioè con sintomi di astinenza) nel caso di uso “pesante”, ma anche che i sintomi di astinenza sono molto più leggeri (irritabilità e tensione fisica i più persistenti) se comparati a quelli delle droghe più famigerate, come eroina e cocaina. Circa il 9% degli utilizzatori di cannabis diventa dipendente, (molto) meno che non con queste ultime due o con l’alcol. O anche con gli ansiolitici, in effetti.


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Uh, questa è difficile e me la fa una star del web 😀

Una review del 2015 ha trovato una correlazione fra uso di cannabis e disturbo paranoide (ma anche disturbi cognitivi, ansia e aumentato rischio di psicosi). I fattori di rischio chiave sono: età di inizio uso, frequenza d’uso, potenza dell’erba utilizzata e sensibilità individuale. Ovviamente, le correlazioni individuate dalle review sono da prendere con un po’ di cautela.

E’ invece accertato oltre ogni dubbio che può indurre effetti paranoidi sul 20% degli utilizzatori, questo sì; ma parlo di effetti acuti, cioè “mentre si è in botta”.

Ad ogni modo, il DSM-5 include il “cannabis use disorder” fra le condizioni che richiedono un trattamento. Just sayin’.


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Hmmmm… anche secondo me è una cazzata 😀

Se non ho capito male mi stai chiedendo se una cosa del tipo “fumo e poi lavoro” migliori le performance; la risposta è certamente “no”. Una review del 2009 ha analizzato 20 anni di studi al riguardo e concluso che nelle 4 ore dopo l’assunzione della cannabis, le performance sul lavoro peggiorano. Questo ovviamente senza prendere in considerazione i rischi cui si va incontro nel caso in cui si venga trovati positivi sul lavoro, soprattutto per alcune mansioni.

Penso che l’impressione riportata dai tuoi colleghi (e non è la prima volta che la sento) sia dovuta al senso di euforia che dà l’assunzione della sostanza… che però non è che un’impressione :).


Whew… è fatta! Che ne pensate? Ovviamente, per altre domande, dubbi, curiosità, richieste di chiarimenti, commenti e critiche motivate i commenti sono lì apposta, qui come su FB.

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Due parole sul krokodil

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Immagine casuale di un coccodrillo o parte di esso, obbligatoria.

Una decina di giorni fa è uscito sul Corriere un bel reportage sulla situazione dello spaccio in zona Rogoredo a Milano, a firma di Gianni Santucci. Si intitola “Le notti a caccia del krokodil”.

Ah, krokodil.

La nuova droga russa già documentata da altri due famosi reportage di qualche anno fa, quello di Vice e quello de Le iene. Una sostanza così devastante da  distruggere letteralmente i corpi dei consumatori, partendo dall’apparizione di piaghe annerite nel punto di iniezione fino a mandare in cancrena gli arti di chi ne fa uso. Una droga dei poveri che nasce nel peggiore disagio post sovietico, sintetizzata malamente in appartamenti fatiscenti a partire da benzina e pastiglie per la tosse, sui fornelli luridi di cucine infestate dagli scarafaggi. La terrificante sostanza che ci permette di avere server su server stracolmi di immagini di gente che sfoggia vari gradi di orribili piaghe annerite, dalla carne distrutta alle ossa  esposte. Trés bohémien.

Fatevi pure un giro su Google Immagini, ci rivediamo non appena ne avrete abbastanza. Sì, basta cercare “krokodil”.
Fatto? Ottimo.

Desomorfina, cancrene ed altre creature fantastiche

Trovo però che l’informazione al riguardo sia un discreto casino. Innanzitutto, quasi ogni fonte si trovi su Internet dirà che il nome chimico del krokodil è “desomorfina”. Non è così. La desomorfina è, in effetti, la sostanza ricercata dai consumatori per l’effetto stupefacente e si può sintetizzare in casa partendo da pastiglie per la tosse a base di codeina. E’ una sostanza inventata nel 1932, tre volte più tossica dell’eroina ma anche dieci volte più potente.

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Questa immagine serve più che altro a farlo sembrare ancora un blog di chimica. (Katselou et al., 2014)

Il nome “krokodil”, invece, si riferisce al miscuglio orribile che si ottiene tramite la sintesi ai fornelli. È una soluzione decisamente acida che contiene residui di benzina, fosforo, iodio, metalli pesanti, altri farmaci presenti nelle pastiglie da cui viene estratta la codeina ed una serie imprecisata di altre impurezze di sintesi. Oltre, forse, a un po’ di desomorfina (fra il 75% e le tracce, per la precisione). Ah sì, e ci aggiungono anche un collirio a base di tropicamide, una molecola che se viene iniettata dà effetti allucinogeni. Per non farsi mancare niente.

Iniettarsi dell’acido tossico non è una grande idea: infatti sono proprio l’acido e le impurezze a causare le famigerate cancrene, non la desomorfina. Che, intendiamoci, è comunque una droga molto pesante e causa di forte dipendenza, ma non causa piaghe necrotiche, né i sintomi neurologici che i consumatori sperimentano e che si possono vedere nei video reportage (mio dio, come puoi pensare di iniettarti quella roba in vena?).

Ciò che sta dietro alle leggende

All’inizio, inoltre, la stampa aveva associato al krokodil l’insorgere di sintomi psicotici, riportando come la droga potesse aumentare l’aggressività del consumatore sino a spingerlo ad episodi di cannibalismo, tanto che all’inizio negli USA era chiamato “droga cannibale”. Detesto deludere gli appassionati di zombie movies, ma non è così: si trattava probabilmente dell’effetto di qualche “cugino” dell’MDMA, forse i cosiddetti “bath salts” (tranquilli, che parlerò anche di questi). Verosimilmente gli stessi che appaiono nel video che il Corriere ha messo in mezzo all’articolo attribuendoli al krokodil, peraltro rubandolo ad un canale che si chiama “Casados Segredos”. Giuro.

Il krokodil è sicuramente una droga appetitosa per i media: è raccapricciante e spaventosa negli effetti, causa una dipendenza fortissima e, soprattutto, il suo uso risulta totalmente incomprensibile al lettore: come è possibile che qualcuno sia tanto stupido da autodistruggersi (letteralmente) iniettandosi questa robaccia?

La risposta non è chiaramente semplice da dare, ma credo che un ruolo fondamentale ce l’abbia il contesto storico-sociale. A differenza dell’eroina, il krokodil è una sostanza molto economica. Ha cominciato verosimilmente a diffondersi intorno al 2009, ma la tradizione del “cucinare” in casa le droghe iniettabili era già diffusa durante il periodo sovietico, in cui si preparava eroina partendo dai papaveri da oppio che arrivavano dall’Afghanistan attraverso il Kazakistan.

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Adattata da “Lacrime di krokodil-o”, Capper e Severs, 2011

Questa rotta è stata chiusa da pesanti azioni repressive intorno al 2008, momento dal quale l’eroina è diventata una droga da ricchi e la produzione ed il consumo di krokodil hanno visto una impennata in Russia ed in Ucraina.

Ok, più di recente in Ucraina ci sono probabilmente stati anche altri buoni motivi, per fuggire dalla realtà.

Il consumo si verifica soprattutto nelle regioni più povere, in cui il tasso di disoccupazione altissimo, la povertà dilagante e in generale lo squallore assoluto portano molte persone a scegliere di andare incontro ad una autodistruzione praticamente certa, pur di fuggire dalla realtà nel poco tempo che resta loro. E’ un consumo che può fiorire solo in situazioni in cui un futuro non riesce nemmeno ad essere immaginato: i consumatori di krokodil hanno un’aspettativa di vita di circa un anno.

Concludendo

Personalmente credo proprio che il krokodil non diventerà dilagante in Italia. E’ figlio di una realtà “molto russa”, per così dire. Ma detto questo, credo anche che la nuova esplosione del consumo nostrano di oppiacei sia un segnale che non può essere ignorato.

E’ importante a questo punto riassumere un concetto già espresso, e cioè che la desomorfina è il principio attivo, mentre il Krokodil è il mischione orrendo. E’ un concetto valido per le droghe come per i farmaci (“aspirina”: medicinale, “acido acetilsalicilico”: principio attivo) e non è una distinzione banale. Perché gli effetti agghiaccianti del krokodil non sono dovuti alla desomorfina, ma alle schifezze che i consumatori si iniettano assieme ad essa.

Se i tossicodipendenti che ne fanno uso avessero accesso a delle sostanze meno devastanti e di purezza accettabile, insomma, non andrebbero incontro alle conseguenze terrificanti che si vedono nelle foto. Ma la Russia è uno Stato dalle politiche repressive durissime in cui i tossicodipendenti sono considerati dei criminali e le terapie sostitutive non sono contemplate.

Il problema è certamente complesso, e dare soluzioni semplici non può aiutare. Di certo la repressione, sinora, non ha aiutato queste persone.


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Qualche altra fonte – in inglese, tutte open access (ma tanto lo so che non le legge nessuno):

Grunda J-P C, Latypovc A, Harrisd M, Breaking worse: The emergence of krokodil and excessive injuries among people who inject drugs in Eurasia, International Journal of Drug Policy 24 (2013) 265–274

Katselou M, Papoutsis I, Nikolaou P, Spiliopoulou C, Athanaselis S, A “Krokodil” emerges from the murky waters of addiction. Abuse trends of an old drug, Life Sciences 102 (2014) 81–87.

Amorim Alvesa E, Grundd J-P C, Afonso CM, Duarte Pereira Netto A, Carvalho F, Dinis-Oliveira RJ, The harmful chemistry behind krokodil (desomorphine) synthesis and mechanisms of toxicity, Forensic Science International 249 (2015) 207–213.