Perché non parlo di vaccini

Mi è stato chiesto più volte di scrivere di vaccini da parte di persone che apprezzano quello che scrivo (grazie), spesso con la convinzione che l’avrei fatto “blastando” gli “analfabeti funzionali”, o comunque in maniera ferocemente “pro-scienza”. Le ho sempre deluse, adducendo come motivazione il fatto che non sono un esperto (è un fatto vero), ma soprattutto che non lavoro in ambito sanitario e quello dei vaccini non è un problema scientifico.

E, a dirla tutta, ‘sto dibattito sui vaccini che sembra rinverdirsi ogni sei mesi circa mi annoia profondamente e non è un argomento che trovi così interessante.

Non è e non può essere una questione scientifica

Scusate, ma la scienza (che poi, ‘sto citare “la scienza” a ogni pié sospinto mi lascia almeno perplesso… ma aspé, ci torniamo) cosa altro dovrebbe dire, esattamente? Ci sono già tutti i dati epidemiologici per ciascun vaccino in commercio, le percentuali di efficacia, quelle delle reazioni avverse e compagnia cantando. Che altro volete? Risposte secche, del tipo “buono/cattivo”? Non funziona così.

Non funziona così perché una volta che le scienze biomediche hanno detto qualcosa come “efficace al 99%, sicuro al 99.8%, la malattia invece al 10% dà delle complicanze gravi” non è che possano dire molto altro.

A parte tutta una serie di dettagli qualitativi circa i meccanismi immunologici che portano a questi numeri, ma guardiamo la realtà in faccia: di quelli non frega niente a nessuno.

Prendiamo ad esempio un numero dato a caso: il 99.8% di sicurezza. E’ tanto? E’ poco (tenendo poi presente che già la definizione di “sicuro” è tutto fuorché univoca)? Come già dicono centinaia di articoli e video che infestano ogni angolo della rete, la questione sta nel valutare il rischio insito nella pratica vaccinale, quello delle possibili complicazioni date dalla malattia e la percentuale di efficacia del vaccino, e da lì trarre le conclusioni (che solitamente sono schiaccianti a favore del vaccino).

I numeri non aiutano

Il problema principale nel trarre conclusioni di valore sta nel fatto che l’oggetto di valutazione, in questo caso, sono persone. A me, come analitico, viene spontaneo dire qualcosa del tipo “ok, errore inferiore di brutto al 3%, per me è sì, andiamo avanti”, ma non funziona (solo) così.

Prendiamo in esame qualche numero reale, già che ci siamo: il vaccino MMR (il cosiddetto “trivalente” contro morbillo, parotite e rosolia) ha un’efficacia fra il 90 e il 95% dopo la prima dose, che diventa quasi assoluta dopo la seconda dose – in effetti il richiamo serve ad immunizzare coloro che non hanno risposto alla prima. Prendendo in esame il solo morbillo, si vede subito che è una malattia pericolosa: il 30% circa di coloro che lo contraggono sviluppa complicazioni, con una mortalità che arriva allo 0.2 – 0.3% negli Stati Uniti. Il vaccino MMR, invece, dà effetti avversi seri nello 0.003% dei casi circa – e parliamo comunque di carenze di piastrine transitorie, non di rischio di vita se non in casi particolari: non c’è partita, anche solo per quanto riguarda il morbillo, il vaccino è cento volte meno pericoloso della malattia che previene e l’OMS non esita a raccomandarlo.

Ma allora da dove mai arriva l’esitazione o addirittura il rifiuto alle vaccinazioni? Sono tutti scemi o pazzi? Impensabile.

Resto fermamente dell’idea che, almeno in Italia, le cause siano da ricercarsi nella cattiva comunicazione sanitaria, specie riferita agli anni passati.

E in alcuni svitati irriducibili, naturalmente. Ma non sono loro il vero problema.

Un problema di comunicazione sanitaria

Su questo, circa un anno fa si è già espressa Annalisa in un famoso articolo cui ho dato un mio (molto modesto) contributo

consistito principalmente nel gestire gli umori dell’autrice mentre lo scriveva

e meglio di una professionista della comunicazione sanitaria non saprei fare. Dal mio punto di vista, però, alcuni numeri sono fondamentali per “fotografare” un possibile modo di nascita e sviluppo dell’esitazione vaccinale nel nostro Paese. Riprendiamo un attimo, a titolo di esempio, le statistiche statunitensi sul vaccino MMR: dopo poco più di una settimana dalla dose, il 5% circa dei vaccinati sviluppa rash cutanei – che per intenderci sono una roba molto brutta, tipo quella raccontata in questa pagina di blog (ho preso volutamente una pagina “popolare” – non aprite se il gore dermatologico non è la vostra passione).

Ed il punto è proprio che un conto è leggere su una pagina una frase asciutta come quella che ho usato io prima: “il 5% circa dei vaccinati sviluppa rash cutanei” (che peraltro spariscono spontaneamente in capo a qualche giorno), un’altra è vedere tuo figlio che da un giorno all’altro si copre di segni rossi che gli causano prurito e lo fanno piangere. Ipotizziamo che uno dei genitori, a questo punto, corra al centro vaccinale e chieda delucidazioni circa le condizioni del figlio. Verosimilmente nella maggior parte dei casi gli verrà spiegato che, appunto, succede una gran parte delle volte, che non c’è nulla da temere e che sparirà da solo. Idealmente gli verrà ricordato che il vaccino è molto più sicuro del morbillo stesso e blablabla.

Ma se un genitore riceve una risposta del genere:

“Signore, lei è pazzo. Il vaccino non c’entra. Torni a casa.”

Frase realmente riportatami, non invento nulla.

Quale sarà la facile conseguenza? Che il genitore, confuso, preoccupato e ferito, volgerà l’orecchio ad altre voci, voci che gli daranno conforto, ragione e getteranno benzina sulla fiammella del dubbio che adesso gli si è accesa dentro.

Sono gli svitati cui accennavo prima. E che non linko perché, veramente, già il blog della famigliola americana era un crollo nello stile, ma qui si precipita proprio nella spirale dei sitacci con vesti grafiche che erano già vecchie nel ’93

Nel frattempo, al bambino il rash sarà bello e che passato, ma probabilmente ora non riceverà gli altri vaccini, oppure li riceverà molto in là col tempo, beccandosi una inutile finestra temporale di rischio in cui potrà contrarre delle malattie prevenibili. E intanto abbiamo creato una bella coppia di no-vax più o meno radicalizzati, con cui sarà difficilissimo se non impossibile ragionare.

E ho parlato solo dei casi di reazioni avverse non gravi; immaginate cosa può capitare dopo un caso di reazione avversa grave che venisse accolto come sopra. Genererebbe abbastanza rabbia da far nascere una setta di adepti del metodo naturale di lotta alle malattie infettive, direi.

Che consiste nel non far nulla, se non fosse chiaro.

Di questo meccanismo di radicalizzazione non ci sono sfortunatamente dati quantitativi né prove che non siano aneddotiche (e detesto non essere in grado di portare dati precisi), ma di certo, restando alle reazioni non gravi, il 5% è una percentuale enorme. Parliamo di cinquemila soggetti ogni centomila vaccinati; persone che parlano con altre, si consultano fra amici, si fanno sentire nel dibattito pubblico.

E a proposito di dibattito pubblico.

Blastare non serve

Aaaaaaah, il blasting… quella pratica meravigliosa che piace tanto a grandi e piccini, inventata da chissà chi, resa celebre da Enrico Mentana

Mentana blasting
Esempio trovato dopo una ricerca di 0.8 secondi

ed adattata mirabilmente al contesto dall’immancabile Burioni.

Burioni
che però ultimamente si esprime artisticamente soprattutto su Twitter (che non so usare, quindi lo screen l’ho fregato da una pagina di adoratori)

Ora… io, davvero, non riesco a capire chi si esalta di fronte a questo modo di esprimersi, lo adotta a sua volta ogni volta che può e poi se la prende vedendo avversari ideologici adottare livelli di aggressività simile o superiore.

Come già avevo scritto a proposito dell’omeopatia, sono convinto che tutto questo non serva a nulla, se non a provare per un momento l’ebbrezza di fare la parte del bullo, anziché del bullizzato. Ma un bullo sempre bullo resta, e credo che questo atteggiamento non faccia che dare origine ad un altro “zoccolo duro”, una tribù opposta a quella dei “no vax”: quella dei… boh, di quelli che hanno letto un libro di Burioni e si sentono in diritto di dare del “poco scientifico” ad uno che di lavoro fa ricerca biomedica, suppongo.

041
AAAAAH… molto meglio.

E così, con questa contrapposizione fatta di torce e forconi (che di scientifico non ha nulla, se non le rivendicazioni) la triste commedia del “noi contro di voi” va avanti. E però è importante sottolineare che l’esitazione vaccinale è un problema tenuto in seria considerazione dall’OMS, che lo considera una questione delicata e non suggerisce certo di insultare chi ha posizioni scettiche verso i vaccini.

Ma il peggio deve ancora arrivare. Perché dove c’è una tribù fortemente ideologizzata, c’è anche un bel giacimento di consenso pronto per essere prosciugato, che attende solo che qualche fazione politica faccia proprio il tema e cerchi di riunire tutti gli appartenenti alla tribù sotto la propria bandiera.

E qui di tribù ce n’è addirittura due: i “pro vax” e gli “anti vax”.

Gesù Cristo, che tristezza.

E alla fine arriva la politica

come puntualmente è accaduto. E durante la scorsa campagna elettorale abbiamo assistito alle prime conseguenze di ciò che accade quando un tema trasversale, complesso, delicato e importante come quello delle vaccinazioni di massa finisce nel tritacarne della comunicazione politica che, come da copione, lo ha spietatamente risucchiato, semplificato, banalizzato, trasformato in slogan e, peggio di tutto, in bandiera. Chiedere per favore di non farlo non è servito a molto.

La superficialità del dibattito ha portato presto alla sovrapposizione fra le vaccinazioni, un tema circoscritto e tutto sommato fino a quel momento abbastanza “freddo”, e “la scienza” tout court: all’improvviso, nella percezione comune l’essere univocamente a favore di una scelta politica come l’obbligo vaccinale è diventato essere a favore “della scienza”.

(Tra l’altro non passa mai di moda il dire che la scienza non è democratica. Il che, all’interno di un dibattito politico democratico, tradisce dei desideri latenti giusto un filo-filo inquietanti – tutto quello che mi viene da chiedere ai sostenitori di ‘sta bestialità è: “ma quanto siete frustrati?”)

E basta, finita lì. O sei (brutalmente) a favore di questo pacchetto di proposte o sei “no vax”; o sei a favore di questa proposta in questi precisi termini o sei “contro la scienza”. Nessuna discriminazione del particolare, nessun rispetto o attenzione per il contesto, per la complessità, di cui invece, almeno a mia conoscenza, la scienza si nutre.

Mi fermo qui. L’ottimo Massimo Sandal ha già scritto un bell’articolo spiegando perché la scienza non può essere oggetto di propaganda politica – alle sue argomentazioni aggiungo solo che ragionamenti analoghi ma opposti possono (e devono) essere fatti dinnanzi a proposte sbalorditive come l’ultima, quella di quarantenare i bambini appena vaccinati.

Che fare dunque?

Non lo so.

Credo che il dibattito pubblico sul tema abbia raggiunto vette di inasprimento tali da rendere improponibile affrontare il discorso, che si parli dell’obbligatorietà o meno dei vaccini, del loro rapporto rischi/benefici o delle cause e dei numeri dell’esitazione  vaccinale in Italia – che sono tutti temi profondamente diversi fra loro, ma, ahimé, nel calderone tutto si mescola in un pappone in cui discernere alcunché diventa impossibile. Non invidio i divulgatori che tentano di affrontare il tema.

Credo anche sia ora di ammettere che questo dibattito non è poi così importante o influente – né, come accennavo all’inizio, particolarmente interessante, almeno per quanto mi riguarda. Oggettivamente, specie ora che il rischio di un’epidemia di morbillo appare scongiurato, non abbiamo un’epidemia di malattie esantematiche in corso, né legioni di bambini storpiati da pericolose vaccinazioni, quindi misure urgenti da prendere non mi pare ce ne siano.

La mia personale risposta resta quella con cui ho titolato questo pezzo: io di vaccini non parlo, e finita lì.

Se volete, fate pure. Scegliete la vostra tribù, stringete in mano la bandierina del vostro scimmione alfa preferito, ficcatevi l’elmetto in testa e via, lanciatevi pure a testa bassa nel dibattito.

Adottare un altro approccio sarà particolarmente sgradevole, sappiatelo: perché una volta che le questioni diventano importanti per questioni di identità ed appartenenza, a non stare da nessuna parte si finisce con lo stare sul cazzo un po’ a tutti.

AGGIORNAMENTO: nello scrivere “non lo so” mi riferisco alla situazione del dibattito nostrano, che, almeno per un discreto periodo di tempo a venire, trovo abbia raggiunto un livello di polarizzazione e scontro irreversibile. In realtà degli studi che propongono approcci che paiono efficaci esistono: proporre alla popolazione dei dati che parlano dei rischi connessi alle malattie prevenibili, dell’innocuità dei vaccini o addirittura la narrazione di storie individuali drammatiche di bambini irrimediabilmente danneggiati da queste malattie non serve.

Mutuando alcune idee dal marketing, un’idea interessante è quella di parlare in positivo dei benefici connessi all’immunizzazione, senza trascurare gli aspetti emotivi. Ma questa è solo un’opinione: un semplice metodo immediatamente applicabile per incrementare il numero dei vaccinati è quello di ricordare alle persone che è ora di vaccinarsi.


GRAZIE di aver letto sin qui! Fatemi sapere che ne pensate nei commenti e se avete domande, curiosità, critiche o commenti vari da fare non esitate, qui o tramite la pagina di Contatto! Se il tema vi interessa, oltre alle fonti disseminate nell’articolo (Burioni è attivo su Facebook) vi segnalo anche Il Chimico Scettico, che di vaccini parla spesso e con Burioni è in aperta polemica. Se avete la pazienza di separare le “sparate” partigiane dal resto, sono due fonti ricche di contenuti interessanti… visto il clima creatosi intorno al tema della vaccinazioni, raccomando comunque sempre la consultazione del numero più vario possibile di fonti, oltre che un attento studio individuale, per quanto possibile. E PER DIO NON PARLATENE MAI SUI SOCIAL, PER NESSUNA RAGIONE 😀 .

E se l’articolo vi è piaciuto per favore considerate di condividerlo sui social e di seguire il blog e la relativa pagina Facebook! 


 

7 pensieri riguardo “Perché non parlo di vaccini

  1. Io ho due bambini entrambi vaccinati anche oltre gli obblighi di legge (tralascio la nottata di passione post-Bexero con annessa risposta a cazzo della Guardia Medica assonnata).
    Quello che il genitore medio non comprende è l’obbligatorietà di vaccini per malattie sostanzialmente innocue (p.e. varicella, pertosse) e, soprattutto, la sproporzione fra eventuale infrazione e sanzione (divieto di frequentare scuole, pubblico ludobrio).
    È in questo bilanciamento di valori che deve necessariamente intervenire la politica con provvedimenti equilibrati (possibilmente di politici credibili; il fatto che il Decreto Lorenzin sia appunto della Lorenzin non è piccola parte del problema).
    Vi è poi la questione di fondo, sfiorata nell’articolo; fin dove una esigenza superiore (p.e. la salute pubblica) può conculcare il metodo/fine democratico?

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    1. Ciao Luca… non so perché ma niente notifiche del tuo commento, quindi leggo solo ora.

      Vorrei dirti soprattutto che mi dispiace per la risposta a cazzo della Guardia Medica dopo l’iniezione del Bexero – però, lasciando a quella l’attnzione che merita, a conti fatti meglio la nottataccia che il rischio del meningococco B, no? 🙂

      Mi trovi totalmente d’accordo sulla sproporzione fra illecito e sanzione, ma sono opinioni che lasciano il tempo che trovano, e col tempo in cui viviamo si schiantano – soprattutto circa il pubblico ludibrio, che come scrivo è giunto a vette assolutamente psicotiche, e che riguarda non solo i terribili untori che non vaccinano i propri figli, ma anche chiunque provi a dire “ma non ci staremo un attimo scaldando troppo”… ti lascio immaginare la quantità di letterati, ingegneri e affini che, a seguito della pubblicazione di questo post si è messa a spiegare a me, che lavoro nella ricerca biomedica, perché e percome l’obbligo vaccinale è una cosa bella giusta, facendo tutta una serie di similitudini apparentemente ragionevoli ma che in realtà non c’entrano amenamente un cacchio. E sto tralasciando aggressioni verbali di vario tipo, ovviamente.

      Mi trovi però in disaccordo sulla sostanziale innocuità delle malattie che citi: entrambe possono avere complicanze importanti, arrivando sino all’encefalite, quindi direi che è meglio proteggersi anziché andare alla sperindio dopo che ti sei ammalato… la varicella me la sono beccata a 27 anni, e mi sono sentito incredibilmente stupido per non essermi vaccinato prima (ero già laureato in biologia, che figura pessima); inoltre adesso rischio di beccarmi il fuoco di Sant’Antonio, che mi sarei evitato volentieri.

      Grazie di aver lasciato un commento, scusa la logorrea della replica 😉

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  2. La casualità disegna percorsi sghembi e mi ha portato qui. Impossibile non lasciare un osservazione che l’intelligenza e la sagacia del tuo post devono prendere in considerazione data l’urgenza dell’argomento camuffato proprio dai beneamati vaccini.
    Vaccini si no? Scienza o non scienza?
    Chissenefrega.
    Un momento di riflessione sull’obbligo.
    Tralasciamo il triste rilievo che la politica (e a seguire proprio quelli che la politica tratta) considera che la popolazione sia composta di benemeriti imbecilli incapaci di intendere e volere a cui si deve valutare di togliere i figli se non li farmacotizzano (come se poi i figli fossero un bene dello stato e non delle famiglie a cui lo stato deve corrispondere servizi in cambio delle esose quote che le famiglie versano..).
    Facciamo un passo oltre mantenendo questo triste presupposto.
    Perché lo Stato non impone (a fronte della privazione dei diritti civili o di multe salate) il consumo di frutta e verdura, l’attività sportiva e un adeguata quantità di ore di sonno al giorno (per non parlare della sparizione dal mercato di sigarette, alcol, merendine, succhi di frutta e blablabla)?
    E se mai, in preda a enfasi salutista, decidesse invece di farlo?
    I buonisti provaccini ai figli altrui per salvare la comunità, come reagirebbero?
    E si che la mortalità vera in italia (infantile quanto adulta) annovera % ben diverse nelle patologie cardio vascolari o tumorali (parliamo circa del 50% rispetto allo 0,03% delle malattie infettive)…
    Eppure salvare il 50% della comunità rispetto allo 0,03 dovrebbe essere interesse di tutti, in primis degli idioti diretti interessati di cui sopra.
    Quindi, come la prenderebbero?
    Un bell’obbligo di spremuta d’arancia quotidiana (echissene di chi soffre di stomaco ovviamente!)!
    Nessuno se lo chiede. Il paragone pare non reggere.
    Come crepi te son cazzi tuoi, ma tuo figlio non vaccinato sanissimo è un pericolo per la società.
    E intanto un diritto è rosicchiato.
    Il figlio pericoloso o meraviglioso (quello vaccinato che a scuola porta l’epatite tutelato dalla privacy o l’influenza camuffata dalla tachipirina o la pertosse proprio da vaccino) è schedato a vita che voglia o non voglia, i suoi dati sanitari sono spacciati a destra e a manca in onore della divina scienza e dell’equità sociale, il suo diritto assoluto alla scuola è violato se non allineato e bollato come untore se esonerato (che a me mi puzza, secondo me ha trovato un trucco, perché i vaccini sono sicurissimi e non si sa perché lui non li deve fare!!!!) e la sua salute (in una percentuale di casi enormemente superiore a quella ufficiale) è compromessa per sempre (e chiederei ad allergici, leucemici, diabetici, paralitici flaccidi, anomali autoimmuni e via dicendo cosa pensano della loro vita handicappata!) perché ha deciso il signor Stato (che deve rispondere a signori scienziati che si sfidano a cancellar malattie, a crearne di nuove, a inventarne delle altre) che lui doveva rischiare per il bene della comunità che non deve rischiare di stare a letto coi pallini in faccia.
    Amen.
    Anche a detta dell’OMS nel suo protocollo per combattere l’esitazione vaccinale (ti passo il link ti fai due risate) il metodo migliore è aizzare isterie collettive da pandemia inesistente e inventare un pericoloso popolo oscuro novax che trama deliquenzialmente per la decimazione della popolazione col temibile morbillo.
    E fanculo Norimberga, Costituzione, Oviedo, Carta dei diritti dell’Uomo e quella dei diritti del Fanciullo,
    LA SCIENZA NON È DEMOCRATICA, sta a dire se ne fotte dei diritti, dell’autodeterminazione, della considerazione dell’uomo e della sua centralità, della sua capacità di intendere e volere, di informarsi, capire ragionare e cazzo scegliere!!!!!!!!
    Risponderei a tutti LA DEMOCRAZIA NON È SCIENZA, ma umanità, inclusione, comprensione, diversità, complessità, dialogo, diritti (con particolare attenzione nelle Carte civili contemporanee alle minoranze che oggi difendiamo con le unghie e con i denti.. novax eslusi..), se no torniamo ai primi del ‘900 e tanto vale tornare ai salassi!
    Più sintetica di così non sono riuscita ad essere, col mio fiero raglio di somaro (cit) che proprio nel gregge e nella sua smania di immunità non si riconosce!!!

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    1. Ciao Olimpia, scusa anche tu ma leggo solo ora.

      Parli di molte cose, ma mi pare che il tuo discorso verta sullo scetticismo circa l’ “obbligo a tutti i costi” passando per un concetto molto importante e molto problematico, cioè fin dove il ruolo dello Stato debba e possa spingersi nel guidare il cittadino a compiere azioni favorevoli alla propria salute a costo però di privarlo della libertà personale di scelta.

      E’ ovviamente un concetto troppo complesso e discusso a livelli troppo alti per essere trattato qui; però, anche senza tirare in mezzo Agamben e Foucault, vorrei risponderti su un punto preciso del tuo discorso.

      Tu apri una questione che trovo molto interessante quando scrivi:

      “Perché lo Stato non impone (a fronte della privazione dei diritti civili o di multe salate) il consumo di frutta e verdura, l’attività sportiva e un adeguata quantità di ore di sonno al giorno (per non parlare della sparizione dal mercato di sigarette, alcol, merendine, succhi di frutta e blablabla)?”

      E’, in effetti, un discorso sensato: in Italia il numero di morti per patologie cardiovascolari prevenibili è *infinitamente* superiore a quello per malattie infettive, come correttamente sottolinei. Ci penso spesso anche quando si parla della legalizzazione della cannabis per uso ricreativo (verso la quale sono *totalmente e assolutamente a favore*, non vorrei ci fossero fraintendimenti) e ascolto i pareri contrari che vertono sulla “tutela della salute dei cittadini”, trovandoli così ingenui da farmi sorridere: se lo scopo è quello, meglio rendere illegali la maggior parte dei salumi o lo zucchero bianco :).

      Considera però un punto cruciale, che mi pare trascuri: qui non si tratta esclusivamente della salute di chi si vaccina (tetano a parte, vabbè), ma di chi rischia di beccarsi una malattia seccante e comunque rischiosa perché un altro ha scelto di non fare prevenzione. E’ il classico “la tua libertà finisce dove inizia la mia”; e se la tua libertà di agire senza stare a letto dovesse finire perché io non mi sono vaccinato per, che so, il morbillo, beh, sono sicuro che quantomeno un po’ con me ce l’avresti. Ti lascio immaginare quanto ti incazzeresti se quel morbillo ti portasse alla polmonite… tutto per quello che, alla fine, è stato un mio egoismo.

      A questo serve, l’obbligo: a far sì che in giro non ci siano cento Olimpie col coltello fra i denti pronte a farmi la pelle :D.

      Scherzi a parte, spero di essermi spiegato. Che poi questo generi situazioni paradossali, per cui lo stesso Stato che ti impone il vaccino ha il monopolio su sostanze potenzialmente devastanti ma di libera vendita come l’etanolo o droghe carcinogeniche come il tabacco, siamo completamente d’accordo. Spazio di miglioramento ce n’è parecchio, ma invocare la democrazia per rimuovere l’obbligo credo sia sbagliato – senza stare ad evocare bimbi immunodepressi e amenità turboscioccanti varie.

      Oddio che pippone. Scusa la logorrea, ciao e grazie per aver lasciato un commento dopo aver letto!

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    2. Raccolgo la tua osservazione, ma ci sono due problemi di fondo:
      A) parti dal presupposto che il mio non vaccinarmi implichi la certezza del mio ammalarmi e l’ovvietà del mio infettare mezzo mondo. Persino ai criminali si dà il beneficio della presunzione di innocenza. Ma a maggior ragione occorre un occhio ai dati e toh, la classe d’età maggiormente colpita dalla coercizione (3-6anni) ha rappresentato un esiguo 12% dei contagiati (mentre il 73% è di adulti oltre i 16, quindi fuori da obbligo e ricatto). Non solo, non è verificato che questi contagi siano partiti dalla scuola o dai bambini, anzi è invece certo che i focolai più pericolosi siano in ospedale (con oltre il 50% di contagi tra ospedalizzati e operatori), cioè esattamente quei luoghi maggiormente frequentati dagli individui a rischio (trapiantati, chemioterapici, postoperatori, etcetc).
      Quindi in riassunto il terribile bambinountoreinrealtàsanissimo paga lo scotto di una manovra che per la tutela dei deboli trascura le classi d’età davvero soggette e i luoghi più rischiosi.
      Oltre ovviamente l’obbrobrio sociale di creare un fattore discriminante e terrorizzante verso bambini sanissimi.
      B) non prendi in considerazione l’effetto contagio (accertato per pertosse, polio, varicella, parotite e rilevato per morbillo) dei bambini vaccinati, cosa che la scienza non dovrebbe omettere sgranchendosi la gola mentre lo dice, ma dovrebbe informare i vaccinati per evitare appunto i contatti con i soggetti deboli di cui sopra.

      Infine, e qui la questione diventa di ben altro rilievo, le reazioni avverse da vaccino (molto simili a quelle del morbillo se tralasciamo le patologie più gravi e rare) come febbre a 40, vomito, diarrea, polmoniti, otiti, encefaliti etc hanno si un tasso di incidenza inferiore (stando alle carte, un po’ meno all’esperienza diretta delle persone!), ma una base di incidenza di gran lunga superiore: 5k casi di morbillo (70k massimo prima dell’introduzionr del vax) contro 8,5mln di vaccinati che rischiano 6 volte (più i richiami necessari in età adulta)!
      Esattamente quale principio etico prevede che 8,5mln di sani debbano rischiare al posto di una manciata che subiscono davvero le complicazioni del morbillo (che resta una malattia col 99,9% di probabilità di guarirne senza complicanze)?
      La propaganda nasconde i danni, ma sono certa che tu conosca sia l’entità che la gravità reali dei danni.

      Grazie di avermi risposto, perdonami se anch’io non riesco ad essere più sintetica di così.

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  3. Di nulla – quanto alla tua replica, entri nell’eterno dibattito del “se non ti vaccini ti ammali e fai ammalare gli altri” versus “ormai di base non mi ammalo, perché correre dei rischi?”.

    Premesso che non parto affatto dal presupposto della *certezza* che chi non si vaccina non si ammala 🙂 , non se ne esce facilmente. E’ quello il momento in cui, come tutti, riconosco di non saperne abbastanza e mi affido agli esperti, quindi non ho molto da dire.

    Tieni comunque conto che nel caso dei vaccini con virus attenuati le indicazioni dicono chiaramente che si rischia di essere contagiosi per tot tempo dopo l’inoculo… la scienza lo dice serenamente eh, non diamole responsabilità che invece sono di sanitari e comunicatori ;).

    Un abbraccio (se non sei contagiosa! 😛 )

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    1. Perdonami, una precisazione importante..
      Il criterio non è “ormai di base non mi ammalo, perché correre dei rischi?” quanto piuttosto “corro il rischio da sano o corro il rischio quando mi ammalo?”. È molto differente.
      La maggior parte delle persone contrarie hanno fatto e continueranno a fare difterite/pertosse/polio, ma non capiscono perchenon poter decidere su malattie innocue..
      Oggi siamo aggrappati alla salute perché è il bene più prezioso che abbiamo, perché costringerci a metterla in pericolo?

      Su di me vai tranquillissimo, io le ho fatte tutte e tengo salda l’immunità di gregge a vita! 😉

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