Lo strano caso di Rosignano Solvay

Una storia estiva

Qualche tempo fa una mia amica mi ha detto che le avrebbe fatto piacere conoscere il mio parere circa un luogo molto particolare, e che approfondire la questione avrebbe potuto portare ad un perfetto articolo estivo di Chimica Militante.

Sea Creatures Come Out For Coney Island's Mermaid Parade
Finalmente, non aspettavo altro. (Mario Tama/Getty)

In effetti aveva ragione: il posto in questione sono le famigerate Spiagge Bianche di Rosignano Marittimo, a pochi chilometri da Cecina, Livorno (linko la pagina di Wikipedia al riguardo, però fate attenzione perché fa affermazioni pesanti sostenute da fonti che non sono il massimo).

Lo scenario è affascinante: i bagnanti stanno stesi al sole su una sabbia bianca che manco ai Caraibi, oppure si immergono nell’acqua turchese. Sullo sfondo, le torri di raffreddamento della sodiera Solvay (che poi in realtà non fa solo composti a base di sodio, ma quando mai ti capita di scrivere di nuovo “sodiera”?) si stagliano contro il cielo, incombendo in una maniera che definire “inquietante” è un gentile eufemismo.

E tutti sanno che il biancore delle sabbie ed il colore turchese delle acque non hanno nulla di naturale, ma sono causati dai residui di produzione della Solvay.

Spiaggia
Creepy as fuck (CDCA).

Affascinante, eh? Ma non è finita qui: Rosignano Solvay è Bandiera Blu da vent’anni.

Icecube

Ora.

Siccome amo la natura, ho trovato la storia davvero intrigante e non ho resistito a lungo all’andare alla ricerca di una risposta alla domanda “Ma scusa, facendo il bagno lì non si rischia la vita?”.

Erhm… che dirti, Vale… secondo me un po’ sì.

I Caraibi chimici

Ecco, l’ho fatto: ho usato l’aggettivo “chimico” con valenza di “artificiale, insalubre, nocivo”.

Mi ero ripromesso di non farlo, ma in effetti in questo caso caderci è piuttosto facile: l’innaturalità delle Spiagge Bianche è davvero inquietante.

E affascinante.
Ma solo se hai qualche forma di parafilia per l’aggettivo “chimico”.

La sabbia è bianca perché il canale di scolo della Solvay scarica in mezzo alla spiaggia, riversando in acqua residui di carbonato di calcio, un sale bianco che in acqua si scioglie molto poco (è il componente principale del calcare, per intenderci), che alla lunga ha

Veduta
Ma che sia diversa dal resto della costa si nota a malapena.

finito col costituire gran parte della sabbia stessa. Inoltre, l’azienda produce una grande quantità di composti sbiancanti (acqua ossigenata, bicarbonato di sodio), ed è ragionevole pensare che residui di questi si trovino nelle acque di scarico e rendano bianca la sabbia preesistente. Siccome il carbonato non si scioglie in acqua, il mare è sì turchese, ma non è trasparente: le particelle bianche restano in sospensione, rendendo l’acqua chiara ma opaca.

Un problema di tossicità

Una delle pratiche più impressionanti messe in atto da alcuni bagnanti è fare il bagno proprio nei pressi dello scarico (!), perché “il bicarbonato fa bene alla pelle”.

Fare il bagno negli scarichi industriali… cosa potrà mai andare storto?
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¡Vamos a la playa!

Che ciò faccia impressione, però, non è particolarmente indicativo: il carbonato di calcio, il bicarbonato di sodio ed altri sali presenti negli scarichi, come il cloruro di calcio, in effetti non sono tossici.

Il problema sorge però quando si iniziano a fare delle analisi che dicano come stanno realmente le cose. Nel rapporto dell’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT), emerge come il contenuto di mercurio nelle acque di Rosignano superi la soglia raccomandata dagli Standard di Qualità Ambientale. A questo si aggiunge anche il superamento dei limiti un po’ in tutta la regione per stagno (tributilstagno), arsenico e cromo, non esattamente dei toccasana; se poi si prendono in considerazione i sedimenti, cadmio e mercurio sono troppo elevati qui come altrove.

La cosa forse più interessante, però, è una tabella presentata inizialmente: qui si evince come le acque di TUTTA la costa toscana, ad eccezione di quella dell’Arcipelago delle Isole Minori, si trovino in un buono stato ecologico, ma non in un buono stato chimico. E nei criteri di balneabilità non rientra lo stato chimico delle acque, ma quello microbiologico, ossia riguardante la presenza di batteri che possono portare malattie.

In conclusione

Intendiamoci, nulla di tutto ciò fa sì che chi si fa un bagno nelle acque turchesi delle Sabbie Bianche non ne esca vivo. Però certamente avere la pelle a contatto con tanti metalli pesanti (che la pelle la attraversano, specie mercurio e tributilstagno) alla lunga porta a dei problemi.

L’impressione è che sia tutto… molto strano. Cioè, tutti sanno che l’acqua è inquinata, voglio dire, l’acqua è palesemente inquinata, eppure in buona sostanza i frequentatori della spiaggia se ne fregano allegramente e si buttano lo stesso in mare. C’è un divieto di balneazione, è vero, ma riguarda unicamente qualche decina di metri di spiaggia a partire dal canale che… scarica in mezzo alla spiaggia stessa. E comunque di fatto viene ignorato.

Cercando informazioni in Rete su Rosignano, poi, mi ha colpito un fatto in particolare: ogni volta che si parla di questa spiaggia, fra i commenti agli articoli spunta qualcuno del luogo che difende a spada tratta la spiaggia e l’azienda, dicendo in sostanza che le notizie sugli inquinanti sono tutte bugie.

Non lo sono. E lo dice una agenzia pubblica toscana, non io. Però tutto ciò mi ricorda molto uno dei maggiori pericoli che si corrono in laboratorio: le sostanze più insidiose non sono quelle corrosive, come gli acidi forti. Queste sono evidentemente pericolose, ed il nostro cervello ci difende istintivamente da loro. Al contrario, i solventi tossici come il diclorometano non fanno nulla sul momento… ma sono quelli la cui inalazione cronica può portare a problemi anche molto gravi.

E qui è un po’ lo stesso. Una ragazza intervistata dal Secolo XIX dice che il luogo “[…] nel weekend è invaso dai turisti. Significa che il mare non è così inquinato come sostiene qualcuno»”.

Purtroppo, però, non funziona così.


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