Cannabis: D&R

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Se c’è una cosa che non manca, sull’Internet, sono le immagini a tema “ganja”.

Qualche tempo fa ho chiesto sulla pagina Facebook quali fossero gli aspetti del consumo di Tetraidrocannabinolo (anche detto “THC” o “(-),- trans-Δ9-Tetraidrocannabinolo” o “Franco”) che risultassero più interessanti a chi mi legge.
Ecco che ne è uscito.

Un casino, ovviamente.
Mannaggiavvoi.

Ah, un’avvertenza: ho trasformato “consumo di THC” in “consumo di cannabis”. Questo perché nell’erba e nei suoi derivati sono presenti un’ottantina di cannabinoidi vegetali, e a mia conoscenza sono molto pochi quelli che assumono THC puro, mentre sono in molti quelli che si fanno le canne.

“Pochi”, “molti”. Vedi come inserisco l’aspetto quantitativo in maniera elegante, comprensibile e rigorosa?

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Tecnicamente, con l’alcol ti sbronzi (è proprio un termine IUPAC).
Più volgarmente, è un “depressivo del sistema nervoso centrale”. Agisce a livello dei recettori che si trovano nelle sinapsi neuronali, stimolando una trasmissione del segnale inibitoria o, per così dire “calmante” (tecnicamente è quella GABAergica, vabbè), mentre inibisce quella stimolante (o glutamatergica). Nel frattempo aumenta i livelli di endorfine e di serotonina, inibendo da un lato il dolore e dall’altro dando sensazioni di eccitazione ed euforia. Non fare finta di non sapere di cosa parlo.

Trovo il THC molto più interessante perché, a differenza dell’alcol, non agisce in maniera aspecifica, su “quello che trova là”: i neuroni fanno un lavoro diverso, nella vita, dal rispondere agli stimoli dell’alcol,

il che probabilmente è un peccato,

ma il THC è una molecola molto più interessante.

THC
…com’è che non avevo ancora messo una formula di struttura?

Non agisce, infatti, a casaccio nell’organismo. L’etanolo viene assimilato, va in giro, trova più o meno casualmente nei neuroni della roba su cui può interagire e alla fine lo fa.
Il THC è molto più signorile: agisce su un sistema scoperto di recente, che serve a modulare l’intensità di risposta del sistema nervoso e del sistema immunitario: il sistema endocannabinoide. Magari ne parlerò più avanti in maggior dettaglio (però con moderazione che è il mio oggetto di studio ed è un attimo che mi parte il wall of text).

Detta in brevissimo (e nella solita maniera pressapochista), comunque, il sistema endocannabinoide serve a regolare l’intensità della risposta del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario. Ecco spiegati gli effetti del THC. “Regola l’intensità della risposta”, però, non vuol dire un cavolo: in pratica, significa che agisce su una miriade di processi fisiologici, ad esempio appetito, senso di benessere generale, ansia e stress, dolore, capacità di coordinazione nei movimenti. Considera inoltra che l’intensità di ognuno di questi effetti (e di molti altri) effetti è dose-dipendente, dipende cioè da quanto principio attivo hai assunto. Questo, unito alla risposta individuale ai farmaci, spero dia una idea della variabilità dell’esperienza.


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La cosa più affascinante, secondo me, dell’uso terapeutico è che è davvero molto molto antico, più di quello stupefacente: il primo indizio scritto di ciò si ha in un papiro di circa 3700 anni fa, in cui si parla dello “shemshet”, che verosimilmente è proprio la cannabis.

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“Shemshet” (Russo, 2007)

Insomma, sembra che già gli antichi Egizi la prescrivessero per disturbi a unghie, occhi ed utero, per eliminare vermi parassiti e per calmare i dolori mestruali.

Oh, secondo me li fa ancora passare.

Ad oggi, la cannabis e i farmaci derivati dai suoi principi attivi sono utilizzati per trattare tutta una serie di condizioni, molto ben elencate e gerarchizzate dalla voce di Wikipedia Italia, che non sto qui a riportare.

Accenno invece rapidamente ad un’altra cosa: man mano che si scoprono le funzioni che il sistema endocannabinoide regola, si scopre che sono veramente tantissime.

Fra queste:

  • Funzioni cognitive, memoria, coordinazioni, funzioni motore, percezione del dolore, appetito, nausea
  • Metabolismo del glucosio (-> diabete)
  • Pressione intraoculare
  • Effetti cardiovascolari
  • Effetti riproduttivi
  • Metabolismo osseo
  • Crescita e diffusione delle cellule di alcuni tumori

Questo (e l’elenco è largamente incompleto), a livello di sviluppo di farmaci, è un insieme di funzioni sia incredibilmente interessante sia incredibilmente difficile da gestire: se un solo sistema fisiologico può avere un effetto su tutte queste funzioni, basta probabilmente sviluppare dei farmaci specifici per questo sistema per agire su una gamma vastissima di condizioni. D’altro canto, per agire precisamente su una di queste situazioni, occorrono essere in grado di regolare l’attività di queste sostanze in maniera estremamente fine.

Il modo migliore per ottenere farmaci del genere? Fare ricerca.

Ah, e sull’uso culinario… l’Internet è la tua prateria 😀


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Mavvà, questi vogliono solo la droga.

E io faccio sempre casino.

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Sai che ci sono davvero pochissime conclusioni certe al riguardo?
E’ paradossale, ma siccome la sostanza è illegale, fare ricerca su di essa è molto difficile.

Una review (analisi dello stato dell’arte della letteratura scientifica) del 2016 ha trovato che l’uso cronico durante l’adolescenza era correlato a lungo termine ad un QI più basso e a difetti cognitivi cronici… ma non è stata in grado di stabilire che correlazione fosse. E’ vero che il cervello durante quell’età è ancora in sviluppo, ma lo studio non ha saputo dire se fosse “fumi un sacco di canne, quindi diventi più stupido” oppure “sei più stupido, quindi fumi un sacco di canne”.

Che è il modo scientifico di dirlo. Controlla.

Per il resto, so dirti che, sempre parlando di conseguenze a lungo termine, stando ad un test fatto sui batteri il THC non è cancerogeno, ma il fumo di cannabis (come tutti i fumi, azzarderei) lo è. Anche qui, però, purtroppo i dati certi (che cancro sviluppa? Di quanto aumenta la probabilità di base?) non li abbiamo; persino per il cancro al polmone, due studi diversi sono giunti a conclusioni opposte.

Se leggi in inglese e vuoi approfondire, la voce di Wikipedia al riguardo è molto completa.


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Mah, sul metabolismo muscolare non ho trovato nulla, di certo però la cannabis peggiora le performance sportive se assunta prima della pratica… ciò nonostante, se viene trovato del THC nel sangue, si viene squalificati dalle competizioni. Il motivo potrebbe essere legato ad una grande evidenza aneddotica circa il fatto che la cannabis aiuta le prsrtazioni non in fase di gara, ma durante l’allenamento, perché aiuterebbe nel recupero. Non ho trovato dati “duri” al riguardo.

A mia conoscenza, la cannabis non influenza l’assimilazione degli alimenti, però agendo sui recettori CB1 stimola l’appetito… la famosa “fame chimica”, ecco. Uno studio, però, ha raggiunto conclusioni interessanti: il consumo di cannabis (indipendentemente dalla dose) porta ad una diminuzione del 16% dell’insulina circolante a digiuno e ha “correlazioni significative” con “un girovita più snello”.

Sulla memoria vedi sopra, ma non solo: certamente il THC ha un importante effetto sulla memoria, ma a breve termine… in tutti i sensi – vale a dire che certamente influisce negativamente su memoria e funzioni cognitive (in maniera dose-dipendente) durante l’effetto, ma a medio-lungo termine vale la carenza di conclusioni certe di cui dicevo prima.


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Allora, uno studio ha mostrato che la dipendenza può essere fisica (cioè con sintomi di astinenza) nel caso di uso “pesante”, ma anche che i sintomi di astinenza sono molto più leggeri (irritabilità e tensione fisica i più persistenti) se comparati a quelli delle droghe più famigerate, come eroina e cocaina. Circa il 9% degli utilizzatori di cannabis diventa dipendente, (molto) meno che non con queste ultime due o con l’alcol. O anche con gli ansiolitici, in effetti.


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Uh, questa è difficile e me la fa una star del web 😀

Una review del 2015 ha trovato una correlazione fra uso di cannabis e disturbo paranoide (ma anche disturbi cognitivi, ansia e aumentato rischio di psicosi). I fattori di rischio chiave sono: età di inizio uso, frequenza d’uso, potenza dell’erba utilizzata e sensibilità individuale. Ovviamente, le correlazioni individuate dalle review sono da prendere con un po’ di cautela.

E’ invece accertato oltre ogni dubbio che può indurre effetti paranoidi sul 20% degli utilizzatori, questo sì; ma parlo di effetti acuti, cioè “mentre si è in botta”.

Ad ogni modo, il DSM-5 include il “cannabis use disorder” fra le condizioni che richiedono un trattamento. Just sayin’.


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Hmmmm… anche secondo me è una cazzata 😀

Se non ho capito male mi stai chiedendo se una cosa del tipo “fumo e poi lavoro” migliori le performance; la risposta è certamente “no”. Una review del 2009 ha analizzato 20 anni di studi al riguardo e concluso che nelle 4 ore dopo l’assunzione della cannabis, le performance sul lavoro peggiorano. Questo ovviamente senza prendere in considerazione i rischi cui si va incontro nel caso in cui si venga trovati positivi sul lavoro, soprattutto per alcune mansioni.

Penso che l’impressione riportata dai tuoi colleghi (e non è la prima volta che la sento) sia dovuta al senso di euforia che dà l’assunzione della sostanza… che però non è che un’impressione :).


Whew… è fatta! Che ne pensate? Ovviamente, per altre domande, dubbi, curiosità, richieste di chiarimenti, commenti e critiche motivate i commenti sono lì apposta, qui come su FB.

Come sempre, se vi è piaciuto considerate di condividere l’articolo sui vostri social preferiti… alla prossima!


 

3 pensieri riguardo “Cannabis: D&R

    1. Sì e no – la scoperta del sistema può datarsi al 1991 (scoperta del recettore CB1), ma chiaramente l’uso della cannabis data a molto prima, come accenno nel pezzo.
      Il nome, comunque, fa riferimento ai cannabinoidi vegetali che a loro volta prendono il nome dal genere della pianta, “Cannabis” appunto 😉

      "Mi piace"

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