Sarin

Ciclicamente il Sarin torna alla ribalta delle cronache, principalmente perché ogni tanto qualcuno pensa che sia un’ottima idea spargere in giro un gas letale che ammazza orribilmente persone ed animali allo stesso modo.

Coniglio
Nel dubbio, comunque, vediamo prima che succede al coniglio (foto: Library of Congress)

È andata pressapoco così: nel 1938, in Germania, alla IG-Farben, quattro chimici stavano lavorando alla scoperta di insetticidi più potenti. Effettivamente è un problema: gli insetti sono fra gli animali più resistenti ed adattabili che ci siano al mondo e farli secchi su vasta scala è un problema non indifferente. Nel corso delle ricerche, scoprirono il Sarin.
Tempo un anno e la formula del Sarin venne passata alla sezione per la guerra chimica della Heereswaffenamt, che ne ordinò subito la produzione su vasta scala per l’uso bellico.

Vedi, l’efficienza teutonica.

Il Sarin, però, non venne usato contro le forze alleate nel corso della guerra, principalmente perché la Germania di Hitler non fece in tempo a costruire gli impianti per produrlo in massa. In compenso, dai primi anni ’50 la NATO lo considerò l’arma chimica standard, e sia gli USA sia l’URSS lo produssero a scopi bellici.

Quando arrivano i buoni, in questa storia?

Da allora, quello del Sarin è un racconto di orrori che si ripetono più o meno sempre uguali. A volte dei terroristi lo rilasciano tramite degli ordigni esplosivi. Altre volte a farne uso sono gli eserciti, allora il gas viene inserito all’interno di alcune bombette che a loro volta riempiono la testata di un missile. All’arrivo del missile sul bersaglio, la testata scoppia e le bombette al suo interno rilasciano il gas.
Ci sono alcune variazioni sul tema, ma il concetto è quello.
In ogni caso, è a questo punto che il Sarin può iniziare a dare spettacolo.

Come funziona il Sarin

Per capirlo, occorre spendere due parole su come il sistema nervoso fa funzionare i muscoli. Sarò breve e indolore, giuro.

In pratica, c’è un contatto diretto fra i nervi e i muscoli (se avete studiato sappiate che si parla delle giunzioni neuromuscolari, ma in fondo anche sticazzi). Quando il cervello pensa che sia una buona idea far contrarre il muscolo, deve farglielo capire. Il problema è che i nervi, smart e giovani, usano l’elettricità per comunicare fra di loro, ma i muscoli (che di sicuro non vinceranno mai un Nobel) quel linguaggio non lo capiscono. Allora il nervo, pazientemente, traduce il messaggio elettrico in un linguaggio più semplice, quello chimico: spruzza sul muscolo una sostanza, per così dire un “messaggero”, che il muscolo riconosce, dice “aaaah, capito!” e si contrae.

Per favore, portate via i corpi dei fisiologi che ho ammazzato con questa spiegazione.
Muscolo
…dafuq? (Immagine: NIH)

Tutto molto bello, insomma. Adesso però la robaccia che il nervo ha rilasciato come messaggero è rimasta lì in giro a imbrattare tutto, e il muscolo (che davvero non ce la fa), sinché quella roba è lì continua a stare contratto. Allora, sempre con molta pazienza, interviene una seconda sostanza (che da quelle parti ci sta di casa), un enzima, che senza andare troppo per il sottile spezza la molecola messaggera, facendo sì che quello scemo del muscolo non la riconosca più e la smetta di contrarsi.

Complicato ma, ehi, funziona così. In realtà però è tutto anche piuttosto rapido.

Qua c’è ancora un fisiologo, per me è solo svenuto.

In questo magnifico quadro di armonia&comunicazione, il Sarin si inserisce con la grazia di un punkabbestia che poga duro sotto palco: si butta di prepotenza contro l’enzima

Pogo
Rappresentazione iconografica del pogo, che spero di dover inserire unicamente a beneficio di mia madre (foto: Wikimedia commons)

che degrada il messaggero e gli impedisce di continuare a svolgere il suo lavoro. Finito, basta. E allora la molecola messaggera resta lì, con nessuno che le impedisca di far contrarre il muscolo bersaglio. Muscolo che quindi, comprensibilmente, resta contratto (l’ho detto che non è un genio).

 

Ho finito di violentare il meccanismo degli inibitori dell’acetilcolinesterasi, giuro. Portate dei sali.

Vabbè, e allora? E allora è un problema grave. Perché se un muscolo non si rilassa, di fatto rimane paralizzato. E i muscoli che vengono controllati in questo modo non sono solo i bicipiti da tamarro, ma anche i muscoli involontari.

Tipo quelli della respirazione.

Vedo che iniziate a capire.

Gli effetti del Sarin

Dopo un lasso di tempo che va da qualche secondo a qualche minuto, a seconda della dose e del tempo di esposizione, una vittima del Sarin inizia ad avere difficoltà respiratorie. Il naso cola, gli occhi si riempiono di lacrime mentre le pupille si contraggono. La vittima perde il controllo del proprio corpo, sbava, vomita, gli sfinteri rilasciano. Col passare del tempo (o con dosi massicce), iniziano le convulsioni, che degenerano in paralisi e infine in impossibilità respiratoria.

La morte sopraggiunge per soffocamento perché il riflesso respiratorio involontario semplicemente smette di funzionare.

Se la dose assunta non è sufficiente a portare alla morte, è probabile che la vittima riporti danni neurologici permanenti.
Non vado oltre, è un attimo che si diventa morbosi. Potete approfondire presso la pagina dedicata del CDC.

Perché si usa il Sarin?

Perché si è stronzi, soprattutto.

Per dirla in termini IUPAC.

Dal 29 aprile 1997 è entrata in vigore la Convenzione sulle Armi Chimiche, che vieta la produzione, lo stoccaggio e l’uso di queste sostanze e ne ordina la distruzione. Il Sarin è inserito fra le sostanze della Schedule 1 della Convenzione, che potrei definire “vietatissime”.

Il Sarin non è una delle sostanze in assoluto più tossiche prodotte dall’uomo, i gas della cosiddetta “serie V” ad esempio sono molto più pericolosi e restano nell’ambiente più a lungo. Però è comunque letale ed è relativamente semplice da produrre, tanto che le armi spesso vengono caricate non direttamente col gas, ma con due sostanze dette “precursori”.  I precursori si mischiano fra loro all’esplosione della testata o in volo e danno origine al Sarin direttamente al punto d’impatto. In questo modo vengono risolti anche due dei principali problemi del Sarin: il fatto che si degradi facilmente e i gravi problemi di sicurezza che la sua conservazione pone (vedi la foto del coniglio in alto).

La semplicità di sintesi lo ha reso anche l’arma ideale per la produzione clandestina, che si parli di governi desiderosi di agire in maniera occulta o di sette religiose dedite ad atti terroristici.

Il Sarin ad alta concentrazione rende inutili le maschere antigas, perché penetra la pelle agendo ugualmente. Inoltre impregna i vestiti, sprigionandosi da essi anche per 30 minuti, rischiando di intossicare eventuali soccorritori delle vittime. Soccorritori che peraltro devono essere svelti e bene equipaggiati per essere efficaci: antidoti come l’atropina o la pralidossima vanno somministrati entro brevissimo tempo dall’esposizione, o sarà troppo tardi.

Forse anche questi fatti spiegano perché si usi il Sarin.

In conclusione

Su argomenti come questi, fatti ed argomentazioni possono arrivare sino a un certo punto. I gas nervini e le armi chimiche in generale sono forse una delle dimostrazioni più plateali del fatto che la chimica è una disciplina grandissima, in ogni senso. Così grande da trascendere le nozioni di “bene” e “male” (un po’ come avviene in natura). La chimica, semplicemente, “è”. E il peso dell’utilizzo delle conoscenze che essa fornisce sta tutto nelle nostre mani. Il Sarin è una di quelle cose che questo peso lo prende e ce lo sbatte in faccia.

Nonostante sin qui abbia già emesso molti giudizi palesemente negativi, non credo che la repulsione per le armi chimiche, di cui il Sarin è una delle icone più famose, sia totalmente giustificata.

Certo, la loro azione è indiscriminata e terribile, e la loro messa al bando ha certamente delle ottime ragioni dalla propria parte.

Dal mio punto di vista, però, qualunque strumento sviluppato specificamente per togliere la vita a qualcuno è fonte di un orrore sbalorditivo. Ecco, in casi come questo rimango affascinato dalla mostruosità di quella che chiamo la “catena umana“: per ognuno di questi strumenti ci devono prima essere degli scopritori, poi politici e militari che ne ordinano lo studio e la produzione, ingegneri che ne ottimizzano le tecniche di rilascio, tecnici più o meno specializzati che concorrono a mettere insieme le armi vere e proprie. E tutti coordinano e uniscono i propri sforzi nella produzione di mezzi di distruzione dei propri simili.

In quest’ottica, fa davvero molta differenza che si tratti di gas o di esplosivi?


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5 pensieri riguardo “Sarin

  1. C’era un interessante articolo di Di Luca sul Post che diceva che le armi chimiche sono orribili ma anche abbastanza inefficienti uno dei motivi per cui è stato “facile” bandirle, perchè di fatto non fanno vincere le guerre.
    Cmq un diy sul Sarin non lo facciamo?

    "Mi piace"

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