La natura è un posto orribile

Proprio così.

A mio modo di vedere, l’equazione “naturale uguale buono” è uno dei concetti più odiosi e volgari che esistano: la natura è una giungla orrenda, dove ognuno non fa altro che pensare ossessivamente alla propria sopravvivenza. E se questo significa far sì che tutti gli altri periscano, oh beh; ben venga. Non c’è nulla di intrinsecamente buono, salutare o innocuo nella chimica naturale. La natura è solo un covo di bastardi, dove ciascuno ti fa la pelle appena può, spesso producendo gli intrugli più micidiali.

E fonti sicure mi dicono che gode, nel farlo.
Quello che si dice una introduzione pacata ed argomentata.

Il male microscopico

Il clostridio del botulino è un batterio che ha deciso di non andare troppo per il sottile, producendo la tossina più potente conosciuta dalla nostra specie: in media basta iniettarne in vena 115 miliardesimi di grammo e mezzo per far secco un uomo adulto. Andiamo, è una quantità ridicolmente piccola, impossibile da visualizzare – quanto è un miliardesimo di grammo?

L’aspergillo giallo e colleghi sono su un altro livello. Saranno anche solo muffe, ma la loro aflatossina B1 è la sostanza che batte tutti in malvagità: non si limita ad essere uno dei carcinogeni epatici più potenti conosciuti (esatto, è una sostanza che serve ad indurre il cancro al fegato) se presa a piccole dosi, ma in dosi elevate causa semplicemente la morte dei tessuti del fegato prima e magari anche dell’individuo poi. In particolare fa effetto sui bambini. E tanto per estrinsecare la sua natura di creazione del male, viene distrutta dalla luce del sole.

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Il mio regno del terrore termina qui, ma non illudetevi! Altri verranno!

Sfruttare la paura

I serpenti non stanno certo a guardare mentre batteri e funghi fanno i grossi producendo tossine tremende – tra di essi mi piacciono in particolare i crotali adamantei (ma sì, i serpenti a sonagli), autori di un veleno che trae lunghe sorsate dal calice della malvagità più raffinata: fra i suoi molti effetti, fa morire rapidamente i tessuti colpiti e inibisce la coagulazione favorendo nel contempo il sanguinamento. Una delle sue componenti reagisce con una delle sostanze delle membrane dei globuli rossi, liberando delle molecole che li fanno scoppiare in una reazione a catena. Ma soprattutto “trucca” il sistema nervoso della vittima, favorendo il rilascio della bradichinina, la sostanza che causa il dolore. Non basta loro fabbricarsi in casa i veleni, sfruttano la chimica altrui per fare del male, i bastardi.
E questo buffet di sgradevolezze si diffonde e aumenta se il battito cardiaco della vittima aumenta; perché il serpente sa benissimo che se uno viene morso da un mostro strisciante, beh, sorpresa sopresona: avrà paura. E la paura fa aumentare il battito cardiaco.
Capito?
Inietta roba che sfrutta il dolore e la paura della vittima.

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E mi nutrirò anche della tua anima.

Comunque il crotalo adamanteo ha un veleno molto meno potente di quelli citati sinora: ne servono 150 millesimi di grammo per uccidere un uomo.
Per non sbagliare, ne inietta quasi il triplo.
Almeno.

La giungla degli orrori

“A base di ingredienti di origine vegetale”… è una bella dicitura, eh? È rassicurante. Io la trovo rassicurante.
E in effetti è una immagine rassicurante, questa delle piantine sotto il sole caldo, imperlate di rugiada fresca.
A sbattersi a sintetizzare composti per cui utilizzano nutrienti preziosissimi, aspettando solo che tu arrivi lì, a coglierle con la tua manona goffa, per tritarle, spremerle, metterle a macerare in olio, alcol o chissà che altra schifezza. E magari a ringraziarti, nel processo.
“Goditi il tuo detergente intimo alla calendula! Io e le mie sorelle ci siamo fatte cogliere volentieri, per te!”
Come no.
Li ha fatti proprio per te, i flavonoidi.

Col cavolo. Le piante quella roba la producono per sé. E spesso lo fanno per ammazzare. Le piante vi odiano, e vi accopperebbero se potessero.
E spesso possono.

E god... no, l’ho già detto.

Com’è che funziona? Vedetela dal punto di vista della pianta: se arriva qualcuno che se la vuole, che so… mangiare, non è che abbia molte possibilità di fuggire. Quindi le piante hanno evoluto molti sistemi che rendano il mangiarle una pessima idea. O anche l’ultima idea che qualcuno possa avere. Specie se ha sei zampe.

Manipolati dalle mele

Ma non esageriamo, basta con i veleni che poi si finisce sempre a parlare di cicuta, di digitale e compagnia bella: avete presente il tannino? Quella sensazione di allappamento in bocca, dopo un bel bicchiere di rosso?
Ecco, quelle sono le proteine della vostra saliva che, sotto l’effetto dei tannini, si aggregano fra di loro e precipitano. Al suolo (sulla lingua, vabbè). Inutili. Sono proteine che servirebbero a digerire. E invece niente. Macchine rotte.
Ottimo, i tannini fanno quella roba anche agli enzimi che vi permettono di digerire (l’acido da solo non basta). E sono presenti pure nella frutta acerba, ma (di solito) non in quella matura.
Capita la storia? La pianta vuole che voi mangiate i suoi frutti, in modo da spargere poi in giro i semi. Ma non prima che questi siano pronti. Così riempie di tannino i frutti acerbi, in modo che mangiarli sia una pessima idea se uno non vuole finire di digerire una settimana dopo, e lentamente li fa sparire man mano che i frutti maturano, con i loro semi belli pronti per essere sparsi per il globo.
Esatto.
Le mele ci usano.

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Il burattinaio è quello rosso e tondo.

Ma seriamente…

Va bene, mi sono divertito abbastanza.

Non è vero, continuerei per pagine e pagine.

Ma proseguire non servirebbe: questa carrellata serviva a mostrare qualche esempio di come là fuori sia pieno di sostanze perfettamente naturali che a tutto servono fuorché al benessere di qualche scimmia senza pelo. Molte delle sostanze che estraiamo dalle piante, ad esempio, sono fatte per uccidere o inibire potenziali predatori, e solo per un fortuito caso (o “per analogia strutturale”, ma non stiamo lì a usare paroloni) possono essere utilizzate per derivarne, che so, dei farmaci. L’intero concetto di “naturale” è estremamente difficile da definire: in chimica una sostanza è “naturale” semplicemente se esiste in natura – e in effetti non c’è differenza fra lo zucchero estratto dalla barbabietola e quello sintetizzato in laboratorio.

Ok, il secondo costa molto di più, ma son dettagli.

E il giurista è d’accordo. Spesso si può trovare il caffè decaffeinato “con metodo naturale” – cioè con una sostanza esistente in natura, questa:

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Tò, beccati ‘sta botta di natura.

Perché l’acetato di etile in effetti si ritrova, naturalmente, anche nell’aceto. Ma non significa che tutto quello utilizzato sia estratto dall’aceto – né che ci sia qualche differenza fra questo e quello del tanicone.

Una questione di rispetto

Con questo non intendo affatto sostenere che valga l’equazione contraria “naturale=fuffa”, né “sintetico=buono”. Molte sostanze artificiali, vale a dire prodotte esclusivamente dall’azione dell’uomo, si sono rivelate pericolose in maniere imprevedibili, o difficili o impossibili da smaltire nell’ambiente. Proprio perché “non naturali”, ma “figlie di artificio”.
D’altro canto, l’enorme quantità di prodotti del metabolismo degli organismi, in primis delle piante, rende ad esempio certamente meno prevedibile l’effetto degli estratti naturali rispetto a quello dei farmaci di sintesi. Perché un estratto può contenere un gran numero di molecole farmacologicamente attive, mentre la composizione di un farmaco è perfettamente nota.

Ho definito “volgare” il concetto “naturale=buono” perché la natura è un fenomeno estremamente complesso, che va ben al di là dei concetti estremamente antropocentrici di “bene” e di “male”. Ridurla a “buona e bella” equivale a sminuirla in maniera per me inaccettabile. La complessità va accettata e cercata di comprendere, non certo barbaramente semplificata con qualche odiosa formuletta; districarla costa fatica ed impegno, ma ripaga con un bene preziosissimo: la comprensione. Che a sua volta conduce all’amore.

I serpenti su cui ho scherzato sono animali effettivamente letali, che certamente non causano dolore per trarne piacere, ma banalmente perché devono farlo. Per sopravvivere a loro volta. Non per questo sono meno affascinanti o degni di rispetto. Ecco, rispetto: un approccio essenziale, che merita di essere riservato sia alla Vita, con la maiuscola, sia agli sforzi immensi che l’uomo impiega nel cercare di capire i processi alla base dei meccanismi molecolari.

E che portano spesso a risultati meravigliosi.


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Qui ho solo sfiorato la superficie, se vi interessa approfondire Internet è una prateria sterminata. Sul tema della tossicità tempo fa è apparso un articolo molto più serio di questo sul sito dell’associazione Chimicare a firma di Nicole Ticchi, mentre su fruttosio naturale e artificiale c’è un agile video dell’ottimo Dario Bressanini.
Segnalo infine lo splendido blog Erba volant di Renato Bruni, tutto su piante e sostanze che da esse si ricavano.

10 pensieri riguardo “La natura è un posto orribile

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